In «trasferta» per rapina: preso sorvegliato speciale

Arrestato dalla polizia sabato scorso, rimesso in libertà il giorno stesso, lunedì sfugge ai carabinieri per compiere una rapina in trasferta a Livorno l’indomani mattina. Un colpo da 10mila euro perfettamente riuscito se non fosse avvenuto a pochi metri da un centinaio di poliziotti in assetto da guerra per la visita dell’ambasciatore americano Donald Spogli. È stato arrestato per la ventesima volta, o giù di lì, «il Marsigliese», al secolo Hugues Recchia, 57 anni, un personaggio della vecchia guardia della mala da anni in piena attività tra la capitale e il litorale. Origini italofrancesi, alle spalle una maxievasione con un ergastolano del gruppo Berenguer-Bergamelli, giorni fa Recchia, in regime di sorvegliato speciale, viene «beccato» in una bisca di Ostia assieme a pregiudicati. Fermato durante il pattuglione di polizia e carabinieri, l’uomo finisce ancora una volta davanti al giudice di sorveglianza ma, paradossalmente, viene rimesso in libertà. Un personaggio particolare, tanto da essere definito dalle stesse forze dell’ordine un delinquente galantuomo. Sempre elegante e gentile quanto abile con le armi: Recchia, rapinatore e narcotrafficante di professione, comincia la sua carriera criminale da ragazzo spadroneggiando fra Marsiglia e Lione (sua città natale) con banditi di tutto rispetto. Come Marcel Jill, oggi 67enne, sospettato di essere coinvolto nell’omicidio di un magistrato d’Oltralpe, Michel Piero, avvenuto a Marsiglia nell’81. Piero indagava su un traffico di droga tra Marsiglia, la Sicilia e gli Stati Uniti e, collegando Jill con le organizzazioni mafiose, stava per scoprire i capi dell’organizzazione. Ma è mesi prima che Recchia, assieme allo stesso Jill e a Vincent D’Ingeo, all’epoca trentenne, riesce a guadagnarsi la fama di inafferrabile evadendo durante il tragitto dal carcere di Lione al Tribunale di Marsiglia. Una latitanza durata pochi mesi ma che gli vale l’ergastolo in contumacia. Nell’agosto ’82 Recchia viene catturato dalla squadra mobile romana, insieme con i suoi compari, in una villa di Passoscuro. Durante la perquisizione salta fuori una misteriosa 24ore zeppa di denaro: 500mila franchi, bottino di una serie impressionante di rapine (almeno 21) avvenute in Francia e che sarebbe servito per organizzare una truffa ad alcune banche svizzere. Gli uomini del commissario Gianni Carnevale scoprono che la gang di Recchia faceva la spola fra Roma, Marsiglia e Lione dove portava a segno colpi a dir poco rocamboleschi per rientrare, in fretta e furia, nel casolare alle porte di Fiumicino. Solamente il 6 maggio prima Recchia era sfuggito alla cattura quando i carabinieri bussarono alla sua abitazione romana. I mandati di arresto, spiccati per 7 persone fra le quali Jill (volatilizzato assieme a Recchia e a D’Ingeo) parlano di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, armi. Niente in confronto a quello che Recchia tenterà 10 anni dopo, nonostante 8 anni passati dietro le sbarre: la rapina del secolo, ovvero l’assalto alle poste di via Marsala, alla stazione Termini. Un colpo da 18 miliardi di lire. La storia recente di Recchia, tra una scarcerazione e l’altra, lo vede coinvolto nell’importazione in quantità industriale di cocaina: 6 chili di coca sequestrati nel ’90 e contatti con narcos colombiani nel 2003, quando i carabinieri lo arrestano durante una consegna. L’anno dopo viene riacciuffato con altri narcos in affari con le cosche calabre di San Luca.