«Trasformerò l’Emilia nella regione del sì»

RomaSono le tre moschettiere di Silvio Berlusconi. Si batteranno per il Popolo della Libertà in tre regioni tradizionalmente «impossibili» per il centrodestra: Anna Maria Bernini in Emilia Romagna, Monica Faenzi in Toscana, Fiammetta Modena in Umbria. Il premier presenterà ufficialmente la loro candidatura martedì insieme a quella della quarta moschettiera, Renata Polverini, che giocherà la sua partita nel Lazio contro Emma Bonino.
Anna Maria Bernini ha lanciato il guanto di sfida all’attuale governatore Vasco Errani, presentando il programma di governo a Bologna. Una sfida davvero ardua visto che Errani nei più recenti sondaggi viene dato per vincente nei suoi confronti con il 58 per cento dei voti. Ma il favore del governatore alla fine del suo secondo mandato risulta comunque in discesa rispetto al 62 guadagnato cinque anni fa. E dato che nessuna partita è persa fino all’ultimo la Bernini appare decisa a giocarsela fino in fondo.
Avvocato civilista, docente universitario, 45 anni portati con disinvoltura, è stata eletta alla Camera nell’ultima legislatura. È una civilista molto nota anche perché dopo essere stata l’avvocato di Luciano Pavarotti ha assistito la sua vedova, Nicoletta Mantovani, per la delicata questione dell’eredità.
L’Emilia Romagna, dice la Bernini, deve diventare «la regione del sì». Soprattutto del sì «ad un governo pienamente ed autenticamente al servizio dei cittadini». Il modello emiliano oggi risulta «un edificio di cristallo un po’ opacizzato» e dunque, prosegue, serve «più trasparenza». L’istituzione Regione deve diventare come «una casa di vetro» dove ciascun cittadino possa rendersi conto di come vengono impiegati i soldi pubblici «con la messa in rete delle spese».
Si parte con la sanità dove la Bernini punta ad un modello «più competitivo fondato sulla concorrenza fra strutture accreditate pubbliche e private», garantendo però la massima trasparenza nell’amministrazione e soprattutto la qualità dei controlli separando «le funzioni di controllo, acquisto ed erogazione del servizio».
In una società che invecchia nel settore sanità il primo capitolo va dedicato all’assistenza agli anziani e non autosufficienti. Due gli strumenti proposti dalla Bernini. Prima di tutto i voucher, ovvero, spiega la candidata Pdl, «buoni-servizio forniti dall’ente pubblico che attribuiscono il diritto a determinate prestazioni, spendibili presso le strutture pubbliche o le private accreditate». Poi gli assegni di cura, in sostanza un sostegno economico diretto a chi non è autosufficiente, erogabili alla famiglia che lo assiste.
Ma la Bernini non pensa soltanto agli anziani. Per i più giovani propone la Dote scuola con l’obbiettivo di garantire la più ampia libertà di scelta alle famiglie ed un più stretto legame tra scuola, formazione e lavoro. Si tratta, spiega, di una «dotazione pubblica, che può essere investita presso scuole ed enti di formazione sia pubblici sia privati». Le famiglie potranno beneficiarne in ragione della propria fascia di reddito e della sostenibilità di bilancio. «La Dote non sarà uno strumento statico - assicura la Bernini - ma prevederà contributi premiali per sostenere il merito, l’eccellenza e quindi l’effettivo diritto allo studio per i ragazzi provenienti da famiglie disagiate».
Anche l’Emilia Romagna ha subito il contraccolpo della crisi e proprio per evitare altre pesanti conseguenze sull’occupazione la candidata Pdl proporrà un accordo quadro articolato in due fasi. Nella prima si prevede di adottare prioritariamente «ogni misura necessaria» per sostenere l’occupazione come l’erogazione della liquidazione «ai soggetti che fruiscono di ammortizzatori sociali dell’intero ammontare loro riconosciuto, allo scopo di avviare un’attività di lavoro autonomo». E ancora la prosecuzione in deroga della cassa integrazione per chi non usufruisce di altri ammortizzatori sociali. Nella seconda fase invece si pensa a un programma di flessibilità delle formule lavorative a livello regionale.