«Trasformiamo i mercati in outlet»

Gli ambulanti: «Comune e Regione ci aiutino a rinnovare i banchi, poi troveremo noi la merce griffata». L’assessore Tiezzi: «È una buona idea»

(...) Per trasformare un mercato in uno spaccio (o outlet) servono due cose. «I soldi, per cominciare. Noi ambulanti possiamo riunire chi condivide il progetto in un consorzio. A quel punto, però, il Comune e la Regione ci devono aiutare ad avere i fondi per rimettere a nuovo i banchi, cambiare ombrelloni ed espositori» spiega Occhiuto. I piccoli, per una volta, vorrebbero essere trattati come i grandi. «Per fare le grandi opere si trovano dei finanziamenti europei a fondo perduto che coprono metà dell’investimento. L’altra metà la paga il commerciante quando l’opera è conclusa e arrivano i primi incassi». Il denaro, secondo il rappresentante degli ambulanti, si può trovare. Ricorda una cifra, 15 milioni di euro (trenta miliardi delle vecchie lire), che la Regione potrebbe prendere dal Fondo europeo e «girare» agli ambulanti.
C’è poi il secondo «ingrediente», che riguarda la merce da vendere. Gli ambulanti potrebbero avere sui loro banchi i capi di marca? «Assolutamente sì - spiega Occhiuto - Le grandi firme producono direttamente solo i capi di alta moda. Tutto il resto, che in gergo chiamiamo pronto moda, è fabbricato da aziende più piccole di filati, calzature e così via che pagano una royalty (una sorta di diritto di autore) per mettere il marchio sui capi prodotti. Noi possiamo rivolgerci e acquistare i capi da queste aziende». E venderli a quali prezzi? «Più bassi di un tradizionale outlet - aggiunge - I costi di gestione di una bancarella sono inferiori a quelli di un negozio. Senza contare che molte delle nostre imprese sono familiari. Alla fine questo potrebbe farci diventare più competitivi degli outlet esistenti».
E se i commercianti non trovassero i rifornimenti di capi griffati, «basterebbe organizzare alla Fiera di Genova due volte l’anno la prima rassegna dell’outlet, con le aziende che producono capi di abbigliamento e accessori per le aziende dell’alta moda».
Bisogna fare in fretta, però. «Il momento è critico - precisa il presidente dell’Aval - Nessuno di noi ora ha la forza di investire perché i clienti sono in calo e non c’è un progetto che faccia appassionare, un’idea per rilanciare i mercati».
Sui problemi della categoria, Gianfranco Tiezzi, responsabile del Commercio nella giunta Vincenzi, è chiaro: «Negli ultimi anni i mercati della città hanno perso in qualità, in parte per colpa degli ambulanti, in parte per colpa delle amministrazioni che non hanno prestato la giusta attenzione alla categoria». La proposta di trasformare i mercati in outlet piace all’assessore. «È importante avere bancarelle belle e confortevoli. Poi i commercianti sono liberi di scegliere quale merce vendere. Ben venga tutto quello che rende i punti vendita, siano bancarelle o negozi tradizionali, più competitivi, vale a dire con prodotti di qualità (non capi invenduti l’anno prima) a prezzi più bassi. I soldi chiesti dagli ambulanti per rimettere a nuovo i banchi? L’unica strada è quella del fondo della Regione. I mercati sono importantissimi, possono diventare un’attrattiva turistica, come succede in molte città europee».
Tursi sta lavorando a un progetto. «Nelle domeniche di primavera, al porto antico, ci sono moltissime persone a passeggio e pochi negozi aperti - conclude Tiezzi - Vogliamo organizzare un mercato in piazza Caricamento con gli ambulanti e i negozianti dei Civ interessati all’idea. Se ce la faremo per il 23 marzo? Farò di tutto per riuscirci».