Trasloco di Chinatown, la Regione non tratta più

Ancora nulla di fatto per il trasferimento dell’attività dei grossisti di Paolo Sarpi nell’area dell’ex Alfa di Arese. Sono ormai passati quattro mesi dall’avvio del tavolo di lavoro promosso dalla Regione, con enti locali, prefetto e rappresentanti della comunità cinese, ma le scorrettezze e inadempienze da parte dei grossisti vedono la Regione costretta a interrompere le trattative. Il motivo? «Non ci sono ancora le condizioni di chiarezza, trasparenza e sicurezza per proseguire nelle trattative» spiegano da via Pirelli.
«L’ipotesi del trasferimento ad Arese delle attività all’ingrosso gestite dai commercianti cinesi - si legge nella nota diffusa dal Pirellone - è stata avanzata dalla Regione allo scopo di risolvere una situazione di disagio e difficoltà che si era venuta a creare. La soluzione aveva ed ha tutte le carte in regola per poter venire incontro alle esigenze di tutti, ma naturalmente, per poter procedere, è necessario garantire alcune condizioni anche a fronte delle giuste preoccupazioni espresse dai sindaci di Arese e dei comuni limitrofi. Dopo diversi incontri di lavoro e dopo aver sollecitato a più riprese la comunità cinese - continua la nota - i dati raccolti attraverso le schede di “censimento“ compilate dai grossisti disposti a trasferirsi ad Arese sono risultati in molti casi incompleti, scorretti e inverosimili».
Un esempio? Su 357 schede attese ne sono state consegnate soltanto 311, di queste solo 102 sono risultate di grossisti iscritti alla Camera di Commercio, 33 erano di commercianti al dettaglio, 176 non identificabili per intestazione inesatta e altre incongruenze. «È inoltre presumibile che buona parte di queste 176 matrici siano di commercianti al dettaglio e non di grossisti». Ma non è finita: «I dati forniti rispetto ai dipendenti attualmente occupati (387) è parso non verosimile in rapporto al lavoro stimato: nella nuova localizzazione i dipendenti previsti sono invece 705. Infine mancava del tutto il dato sulla movimentazione delle merci e delle persone, pure richiesto. A fronte di questa situazione di incertezza e di mancanza di chiarezza e trasparenza a oggi dunque non esistono i presupposti per proseguire le trattative».