«Il trasloco del provveditorato è uno spreco di soldi pubblici»

«La Provincia cerchi un edificio comodo a tutti». An: «Impossibile fin quando ci ospitano i rom»

Gianandrea Zagato

Non vogliono andare «al confino». E nemmeno essere complici dell’ennesimo «spreco di soldi pubblici» dell’amministrazione provinciale. Sono i dipendenti del Provveditorato agli Studi di Milano che «rifiutano» di traslocare in una «nuova sede», quella «valutata come ottimale» dagli assessori provinciali Giansandro Barzaghi e Bruno Casati. Decisione, aggiungono i centosessanta dipendenti del Provveditorato, «presa sulle nostre teste, escludendoci dalla partecipazione alle scelte». Dettaglio, quest’ultimo, che secondo Teresa Palese è «un segno pericoloso, i giochi sono già fatti e tenendo all’oscuro le confederazioni sindacali».
Accusa che il segretario della Uil milanese accompagna con la diffusione di quell’allegato «a» all’avviso pubblico per la ricerca di un immobile in locazione messo a punto dal settore patrimonio ed edilizia varia della Provincia di Milano: «Le zone dove Filippo Penati cerca un immobile per traslocarci il Provveditorato sono tutte in periferia, Quarto Oggiaro, Missaglia, Figino e Quinto Romano». Come dire: «Aree fortemente decentrate e scarsamente dotate di servizi di trasporto utili per quei trentamila utenti che frequentano abitualmente gli uffici del Provveditorato».
E spuntano i ritagli di cronaca dedicati alle «operazioni di nomina dei docenti e non docenti» ovvero all’appuntamento che, una volta l’anno, costringe quindicimila e più persone provenienti da tutt’Italia a bivaccare lungo via Ripamonti e che, aggiunge Palese, «li vedrebbe in condizioni più precarie se la struttura fosse spostata in una sede disagiata e priva di servizi adeguati». Ma la denuncia sindacale non si ferma qui: i requisiti richiesti dalla Provincia per locare un immobile sono «un costo troppo alto per la collettività» poiché, oggi, i dipendenti del Provveditorato sono centosessanta e, quindi, «non abbisognano di una superficie “tra i 7.500 e i 9.000 metri quadri, con aggiunta di spazi accessori tra i 2.500 e i 3.500 metri quadri”»: oggi, sostengono i confederali «per la sede di via Ripamonti si spende un milione e 750mila euro l’anno per 14mila metri quadri che sono affatto utilizzati». Rischio di un replay da evitare, «basta una struttura più piccola ma facilmente raggiungibile e, perché no, magari una sede già di proprietà della Provincia che quindi non costerebbe un euro d’affitto».
Condizione «impossibile» segnala Gianfranco De Nicola (An) «fin quando il “compagno” Penati continua a offrire ospitalità nel cuore di Milano a gruppi di nomadi»: «I rom in centro e i professori a due passi dall’inceneritore di Figino». Ma in questa vicenda c’è una «stranezza» che il consigliere De Nicola traduce in interrogazione, «nel bando di locazione si fa riferimento a “un locale della superficie di circa mq 500 con altezza di almeno mt. 7,00 da adibire ad archivio meccanizzato” che, secondo i confederali, è assolutamente inutile. Ma quest’indicazione rischia pure di limitare il numero di immobili disponibili con queste caratteristiche tra Quarto Oggiaro, Figino e via Missaglia». Conclusione: «Cgil-Cisl-Uil si preparano a forme di mobilitazione». Proteste contro quell’amministrazione governata dal diessino Penati che replica di «apprendere con stupore della preoccupazione dei sindacati» e parla di «equivoco del provvedimento».