Trasporti nel caos, patto tra autisti Atm per rallentare il metrò: "Ecco come colpiamo"

Confessione di un macchinista: "È una forma di protesta contro l’azienda, vi spiego i trucchi". Lo chiamano "patto del freno tirato". Lo hanno ideato un manipolo di
macchinisti del metrò (che desiderano restare rigorosamente anonimi)

Lo chiamano il «patto del freno tirato». L’ha ideato un manipolo di macchinisti del metrò particolarmente «incazzato» con l’Atm. Ma, a pagarne le conseguenze, non è l’Azienda dei trasporti milanese, bensì i viaggiatori della metropolitana. Insomma, noi tutti. In cosa consiste il «patto del freno tirato»? Al Giornale lo ha spiegato - con l’assicurazione di rimanere anonimo - uno degli aderenti al «patto». In parole povere l’accordo (nulla di scritto, per carità) consiste nel «remare contro», nel «buttare sabbia negli ingranaggi», nel «mettere il bastone tra le ruote». Anzi, tra le rotaie. Un po’ a testa, ma costantemente. Giorno dopo giorno. Come una goccia cinese. Una sorta di «sciopero bianco» che, nelle intenzioni, vorrebbe mandare un messaggio di protesta all’Atm, ma che, nella realtà, penalizza solo i passeggeri della MM. Ma, nello specifico, di cosa si tratta? La quotidiana opera di ostruzionismo del macchinisti Atm si esplica attraverso tre operazioni, che la nostra «gola profonda» ci elencate dettagliatamente: «Micro rallentamenti durante la corsa del convoglio; reiterata apertura e chiusura delle porte del treno quando il convoglio è fermo in banchina ed è in procinto di ripartire; arrivo “lungo“ in banchina e successiva retromarcia per posizionare regolarmente il convoglio e poter così consentire l’accesso nei vagoni». Chi è assiduo frequentatore delle tre linee metropolitane (la rossa, la verde e la gialla) sa esattamente di cosa parliamo. Il sospetto che il macchinista facesse certe manovre «per dispetto» ce l’avevamo sempre avuto, ma oggi abbiamo la conferma. Gran parte di quei «micro rallentamenti» che giornalmente ritardano i nostri percorsi underground non sono la conseguenza di esigente tecniche o di rispetto delle procedure di sicurezza, ma semplicemente l’effetto della rigorosa applicazione del «patto del freno tirato». Del resto non si spiegherebbe altrimenti l’assurda ripetitività con cui le porte del metrò si aprono e si chiudono anche quando le carrozze viaggiano semivuote e quindi non c’è nessuna forma di affollamento in ingresso e in uscita dai vagoni. Stesso discorso sulla nuova «moda» di arrivare sempre «lunghi» sulla banchina. In pratica si tratta di questo: il treno arriva, ma non arriva mai «a misura»; cioè la motrice di testa non si ferma al limite della banchina, ma entra sempre di qualche metro in galleria. La conseguenza è che, con tale posizionamento del convoglio, il macchinista non può certo far salire o scendere i passeggeri; allora lo stesso macchinista è costretto a fare una lenta retromarcia per «parcheggiare» il treno nel punto giusto. Un errore di valutazione che, ormai, è diventato di una tale frequenza tale da non poter più credere che si tratti di un caso. Idem per le continue frenate in galleria che, apparentemente, non hanno nessuna spiegazione logica. «Le ultime trattative sindacali ci hanno profondamente deluso - spiega al Giornale uno degli aderenti al «patto del freno tirato» -, i continui scioperi contro l’azienda ci hanno solo penalizzato sotto il profilo economico, senza farci ottenere risultati concreti. Abbiamo così deciso di adottare questa forma di lotta alternativa». Una forma di protesta che - lo ribadiamo ancora una volta - danneggia solo i milanesi per i quali la metropolitana ha smesso, ormai da anni, di rappresentare uno dei simboli dell’«efficientismo meneghino». Anzi, il servizio MM è oggi il riflesso della più ampia crisi in cui versa il capoluogo lombardo. Ad esempio, una recente ricerca condotta dall’associazione Cittadinanzattiva, dimostra che - rispetto a 10 anni fa - voci come «ritardi», «guasti», «scioperi» e «interruzioni sulla linea» hanno ridotto ai minimi storici l’indice di gradimento da parte degli habitué del metrò. Abituati ormai a sopportare di tutto. Compreso il «patto del freno tirato».