Trasporti in pieno caos per le raffiche di vento

La Liguria priva di infrastrutture resta ancora una volta paralizzata per la protesta dei ferrovieri e il blocco dei tir ai varchi portuali

(...) di far perdere definitivamente la pazienza ai pendolari, già tartassati dal disservizio delle ultime settimane. Nel frattempo, come riferiamo più ampiamente in un altro servizio, in prefettura si è concluso con una rottura il tentativo di mediazione tra Trenitalia e i sindacati dei macchinisti che il prefetto di Genova Giuseppe Romano aveva tentato insieme con l'assessore regionale ai Trasporti Luigi Merlo. Il quale minaccia fuoco e fiamme e, in particolare di inviare un esposto alla magistratura contro Trenitalia ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio. L’ennesima dimostrazione, insomma, che il «sistema» infrastrutturale ligure, e specialmente quello in corrispondenza del capoluogo, è al collasso anche in coincidenza con disagi definiti unanimemente «non eccezionali», sia dal punto di vista meteorologico - il vento non ha mai superato i venti nodi, quando la bora a Trieste, città portuale, raggiunge in questa stagione, un giorno sì e l’altro pure, i sessanta-settanta nodi -, sia dal punto di vista della gravità degli incidenti sulle strade. D’accordo i tre convogli ferroviari soppressi, in aggiunta all’entrata in vigore dell’orario invernale che ha tagliato alcune linee, ma fa specie che si abbattano con regolare frequenza pesantissime ripercussioni sui cittadini che si devono spostare per lavoro o, comunque, per altre necessità inderogabili. In questo quadro disastrato, alcuni ambienti politici, che abitualmente strizzano l’occhio a no global e ambientalisti-fondamentalisti nel cavalcare la protesta contro le grandi opere infrastrutturali, diramano comunicati di sdegno per i disagi subiti dalla popolazione, salvo poi riprendere a criticare i tentativi di ammodernamento delle linee ferroviarie e stradali del Paese, e in particolare della Liguria, preannunciando «lotta dura» - tanto per dire - al Terzo valico, e facendo saltare sistematicamente le decisioni sulla realizzazione delle gronde di Levante e Ponente, del tunnel sotto le acque del porto, della «complanare» di Prà, del water front e del piano regolatore portuale.
E mentre la circolazione di telonati e furgonati sull’autostrada A10 viene sospesa, ripristinata e ancora sospesa per le raffiche, arrivano le dichiarazioni della responsabile regionale trasporti dei Ds, Roberta Braggio sul «congestionamento stradale che ha visto Genova completamente bloccata». L'ingorgo, sentenzia con indubbia dose di coraggio la dirigente della Quercia, «evidenzia ancora una volta la fragilità infrastrutturale e l'inadeguatezza logistica della nostra città e della nostra Regione». Come se gli amministratori locali degli ultimi sessant’anni fossero stati tutti rigorosamente di centrodestra... Per i Ds, ecco le soluzioni possibili: «A Genova, Savona e La Spezia, per gestire l'auspicabile aumento dei traffici compatibilmente con la vivibilità delle città, bisognerebbe costruire retroporti come basi logistiche nei quali avvenga uno scambio intermodale con il ferro che permetterebbe di sgravare le città dal numero di camion». Peccato che senza Terzo valico tutto questo resti un libro dei sogni. Energica, intanto, la protesta degli autotrasportatori della Fita Cna che lamentano «l’incapacità a operare in sicurezza, le lacune e le inefficienza operative dei terminal» e chiamano in causa «le responsabilità di Autorità portuale e amministrazione comunale nel sottovalutare per un anno un problema che da solo non si risolve». Si lamenta, infine, anche l’assessore regionale ai Trasporti, Luigi Merlo, rimasto imbottigliato nel traffico: «Convocheremo un tavolo al più presto» annuncia. Naturalmente, purché non sia per un’altra «cena dei bolliti».