Il trasporto aereo soffre per la «gara» dei ritardi tra Airbus e Boeing

Ancora ritardi in vista per l’A380, il super aereo realizzato da Airbus. Secondo la stampa tedesca non sarà possibile consegnare nel 2009 i 25 esemplari previsti. E a queste nuove brutte notizie il titolo di Eads, che controlla Airbus, è precipitato (meno 3,82%). Turbolenze anche per Boeing che non ha convinto i mercati con una smentita su possibili ulteriori ritardi nel programma B787.
Ma cosa sta accadendo all’industria aerospaziale? Non c’è un solo programma, civile o militare, che rispetti i costi e i tempi previsti e che non subisca intoppi tecnici o produttivi. Prima è stata Airbus a subire problemi a ripetizione nello sviluppo dell’A380, poi anche Boeing è caduta nella stessa litania di ritardi e promesse mancate con il suo rivoluzionario bimotore a lungo raggio B787. Ormai la fiducia nelle dichiarazioni dei costruttori è svanita. E se ci spostiamo nella categoria dei jet regionali le cose non vanno meglio: la russa Sukhoi e il suo partner italiano Alenia Aeronautica, società di Finmeccanica, sono in ritardo di almeno sei mesi con il Superjet 100. Situazione analoga sul versante militare: basti pensare ai clamorosi ritardi accumulati da Eads nella realizzazione del velivolo da trasporto militare A400M. O ai ritardi e incrementi di costi degli aerei da combattimento americani ed europei. Neanche l’industria elicotteristica fa meglio.
A soffrire le conseguenze di questa «malattia» davvero globale sono in prima battuta i costruttori e la filiera dei loro fornitori: i ritardi si traducono in pagamenti di penali e sconti per i clienti inferociti, miliardi di dollari di extra-costi per individuare e applicare soluzioni tecniche, revisioni dei piani industriali, con il break-even che si sposta sempre più avanti, con pressione dei margini di profitto, difficoltà ad accedere a finanziamenti e disaffezione da parte di investitori e azionisti.
Peraltro le compensazioni economiche non soddisfano i committenti che non ricevono gli aerei ordinati. Perché ritardo vuol dire impossibilità di soddisfare la domanda quando è al suo picco e costringe a mantenere in servizio aerei tecnologicamente obsoleti e che consumano troppo. C’è chi rischia la bancarotta. Quanto ai clienti militari, i ritardi e l’esplosione dei costi impediscono di svolgere le missioni e di acquistare i mezzi necessari... a guerra in corso.
Le conseguenze potranno essere devastanti. C’è bisogno di un nuovo approccio industriale che non sottovaluti i rischi tecnici e preveda margini temporali e finanziari per affrontarli, mentre è insensato promettere ai clienti tempi di consegna che non saranno rispettati. Ma se le difficoltà sono note, i rimedi non sono stati ancora trovati. E con il greggio a 120 dollari al barile e una quasi-recessione economica, quanto meno serve un diverso approccio nella comunicazione ai mercati e ai clienti.