La tratta dei "bimbi schiavi" in Italia

Costretti a rubare, spacciare droga, prostituirsi. E' il tragico destino di centinaia di bambini e adolescenti secondo l'ultimo dossier reso noto dall'associazione "Save the Children". I più fortunati lavorano moltissime ore per paghe irrisorie

Roma - Bambini costretti a rubare, spacciare droga, mendicare o, nella migliore delle ipotesi, lavorare sfruttati. Sono tanti, troppi i minori costretti a subire questi trattamenti che sfociano nella schiavitù. Sono centinaia, forse migliaia, i piccoli schiavi che in Italia vivono "borderline" e quasi sempre restano invisibili, senza che nessuno possa proteggerli sottraendoli a un destino tragico. E' un quadro drammatico quello che emerge dal nuovo dossier di Save the Children, diffuso oggi alla vigilia della Giornata internazionale in ricordo della schiavitù e della sua abolizione.

Vittime più ricattabili "I bambini sono funzionali al business della tratta - spiega Carlotta Bellini di Save the Children - perché più facilmente ricattabili e assoggettabili di un adulto, o perché un bambino, magari con un handicap fisico, desta più pietà. Inoltre sotto i 14 anni i minori non sono imputabili, di qui il loro impiego in attività illegali come furti o scippi o come corrieri della droga, per non parlare della richiesta di minori utilizzati nel mercato della prostituzione".

I dati E' impressionante il volume d'affari che ruota intorno alla tratta degli schiavi. I 2,7 milioni di schiavi (l'80% donne e bambini) fruttano alle organizzazioni criminali 32 miliardi di dollari l’anno. Ma quanti sono gli schiavi in Italia? Secondo i dati ufficiali - ovvero coloro che hanno chiesto e ottenuto aiuto - le vittime sono 54.559. Quelle che hanno aderito a progetti di protezione sono state 13.517, di cui 938 hanno meno di 18 anni. Ma questi numeri sarebbero sottostimati, secondo il dossier di Save the Children, perché moltissimi minori trafficati rimangono "invisibili" e, quindi, non fanno statistica.

Sfruttamento sessuale Coinvolge soprattutto adolescenti femmine, nigeriane e dell’Europa dell’est. Costrette a firmare un contratto, le ragazze vengono private della libertà e costrette a pagare tra i 30 e i 50 mila euro per poterla riscattare. I soldi per riavere la libertà li trovano prostituendosi per strada. Le ragazzine provenienti dall’est Europa - soprattutto Romania e Moldova - sono reclutate da conoscenti o parenti. A volte rapite, passano il confine in auto, pullman o a piedi. Molti anche i minori romeni di origine Rom.

Accattonaggio È praticato soprattutto dai minori Rom romeni o provenienti dall’ex Jugoslavia, talvolta con problemi fisici. Passano intere giornate per strada, sotto il sole o la pioggia. Molti subiscono violenze se non portano abbastanza denaro.

Attività illegali È una tratta che coinvolge minori di ambo i sessi per lo più romeni ma anche di origine nordafricana. Reclutati nei paesi di origine, vengono condotti in Italia per compiere furti e scippi. I minori provenienti da Senegal e Gabon sono invece impiegati nel trasporto e spaccio di droga - cocaina, eroina, crack - e tenuti sotto ferreo controllo al punto che a molti di essi vengono abrasi i polpastrelli affinchè non siano identificabili dalle forze dell’ordine: un numero sempre più rilevante di questi minori diventa a sua volta consumatore e dipendente dalla droga.

Lavoro forzato Sono adolescenti provenienti da India, Bangladesh e Africa che vengono impiegati nell’allevamento di bestiame o in agricoltura, costretti a lavorare tantissime ore per paghe irrisorie.

Adozioni illegali ed espianto di organi Poche le evidenze su questi tipi di tratta, anche se - sottolinea il dossier - episodi sono emersi da inchieste giudiziarie. La procura di Roma ha tra l’altro avviato indagini su un presunto traffico di minori dall’Albania verso Grecia e Italia per espianti illegali. In Italia, secondo Save the Children, i minori sfruttati e trafficati possono contare su buone leggi, ma occorre migliorare ed estendere gli interventi di contatto delle vittime o potenziali vittime, anche attraverso l’impiego di equipe di strada o di operatori alla pari. Bisogna poi, aggiungono, mettere più impegno nell’identificazione dei minori vittime di tratta, che a volte vengono considerati semplicemente dei piccoli criminali.