Tratta delle «bianche»: quattro in manette

Con la promessa di un lavoro le ragazze arrivavano in Italia, poi l’incubo dietro minacce e percosse

Alessia Marani

Schiave del sesso a pagamento, giovani donne vendute sul mercato della strada, acquistate da aguzzini senza scrupoli poi costrette al marciapiede sotto la tortura di continue minacce e violenze. Un incubo in cui era finita anche Alina (chiamiamola così), 18 anni compiuti da poco, minuta, fisico mingherlino, approdata nel Belpaese due mesi fa dietro la promessa di un lavoro «sicuro» e ben pagato. Quanto le sarebbe bastato, insomma, per lasciarsi dietro le spalle anni di miseria e allo stesso tempo campare la famiglia rimasta nei Balcani. Un sogno presto infranto.
Ad adescare la ragazza una connazionale che la porta in Italia. Una volta a Roma, la sua «residenza», un appartamento alla Borghesiana, si trasforma in prigione. Le viene sottratto il passaporto, in due la picchiano. Poi il «battesimo» sui marciapiedi della Salaria e della Tiburtina. Deve «lavorare» fino a racimolare 3-400 euro per notte, altrimenti giù botte e percosse. C’è un terzo uomo della gang, anche lui romeno, che fa da autista e la accompagna e la riporta a «casa».
Alla donna, pure lei prostituta, il compito di tenerla d’occhio. Alina è disperata. Il caso vuole che un giorno conosca un altro connazionale, un venticinquenne con regolare permesso di soggiorno, residente a Tivoli. Si confida, il giovane è disposto ad aiutarla. Una notte va in auto sulla Salaria, d’accordo con lei, la fa salire. La coppia si dilegua. Alina passa alcuni giorni nell’abitazione del ragazzo, a Tivoli. Ma il gruppetto riesce a scovarli. Prima telefonicamente, poi di persona, i quattro minacciano il venticinquenne.
A quel punto resta l’unica soluzione: avvertire i carabinieri. «Quando quella ragazzina s’è presentata da noi - spiega il tenente Giodi Linguanti della compagnia tiburtina - sembrava una bambina spaurita. Era terrorizzata. In lacrime ha raccontato il suo inferno». Tempo 36 ore e i militari entrano in azione. L’altra notte il blitz alla Borghesiana. Il quartetto è accusato di sfruttamento e induzione alla prostituzione, nonché di lesioni, minacce e tentata estorsione. Nel «covo» sono stati trovati altri documenti appartenenti ad almeno altre quattro ragazze. Ora libere.