Trattative al Cairo, islamici già in prima fila

I Fratelli Musulmani si siedono al tavolo con Suleiman e il resto dell’opposizione insorge: "Non si negozia prima che Mubarak se ne sia andato". Piazze ancora piene di giovani intransigenti, ma la gente cerca normalità: file ai bancomat. Quattro uomini nuovi (o quasi) per quattro scenari diversi

Il Cairo - Il vice presidente egiziano Omar Suleiman ha parlato ieri con alcuni membri dell'opposizione. Tra loro, anche i Fratelli Musulmani. Il gruppo islamista è bandito nel Paese ma formalmente tollerato. Nei cablogrammi americani resi pubblici da Wikileaks, Suleiman non nasconde la sua antipatia per il movimento, da decenni al centro delle repressioni del regime ma anche della sua vita politica. Eppure, lo ha invitato al dialogo. Il palazzo, sotto la pressione della piazza che non accenna a svuotarsi, apre al negoziato. Divide così l'opposizione, come già Mubarak aveva saputo fare nel 2005. E irrobustisce le inquietudini della comunità internazionale, spaventata dall'incognita dei Fratelli Musulmani.

Al tavolo della trattativa si sono seduti alcuni degli storici partiti legalizzati, come il Wafd, e il nuovo "comitato dei saggi", formato da accademici, uomini d'affari e avvocati. Nessuno di questi, però, rappresenta le anime del dissenso di midan Tahrir. E la decisione dei Fratelli Musulmani di sedersi a trattare non è stata accolta con entusiasmo dai movimenti che ancora occupano il centro del Cairo. «Non si negozia prima che Hosni Mubarak sia andato via - ha detto al Giornale George Ishak, leader di Kifaya e membro dell'associazione di Mohammed ElBaradei -. I Fratelli Musulmani stanno giocando sporco, non lo accettiamo». E per Wael Nawara, uno dei capi di Al Ghad, il gruppo islamista si è mosso da solo, senza coordinarsi con il resto della piazza.

I leader della Fratellanza, dopo il loro incontro con Suleiman, hanno definito l'accordo raggiunto «incompleto». La proposta, così come appare in un comunicato ufficiale della vice-presidenza, parla tra l'altro della costituzione di un gruppo che studi nuove misure politiche, costituzionali e giuridiche. «I giovani in piazza hanno rifiutato tutto quello che abbiamo discusso», ha detto al Giornale Dia Rashwan, uno dei membri del "comitato dei saggi". E infatti, una decina di rappresentati di sei gruppi giovanili hanno tenuto ieri una conferenza stampa. Hanno annunciato la nascita di un "Movimento giovanile rivoluzionario". E hanno detto che, contrariamente a quanto sostiene il comunicato del vice-presidente, nessun rappresentante dei giovani ha partecipato ai colloqui. Le loro richieste sono le stesse della piazza. La prima e più essenziale è che Mubarak lasci il potere.

A palazzo si negozia e al Cairo si fanno prove di ritorno alla normalità. Ieri hanno riaperto alcune banche. Nel quartiere di Dokki, non lontano dalla piazza Tahrir, si sono formate lunghe code davanti ai bancomat. Per più di dieci giorni è stato difficile, quasi impossibile, ritirare denaro. Molti bancomat, infatti, sono stati presi d'assalto e distrutti nei giorni degli scontri. Oppure sono rimasti vuoti. «Sono contento, finalmente posso ritirare denaro e pagare l'affitto», dice un uomo davanti allo sportello, dopo aver infilato nel portafoglio un mazzo di banconote. I negozianti della zona non aspettavano altro. Con la riapertura di banche e uffici, spiegano i lavoratori di un ristorante di kosheri, piatto popolare a base di pasta e lenticchie, «speriamo che tornino anche i clienti».

A pochi chilometri da lì, però, piazza Tahrir resta piena nonostante sia domenica, inizio della settimana lavorativa nei Paesi islamici. «Avevamo paura che la piazza si svuotasse - dice uno degli organizzatori dell'associazione di ElBaradei - e invece siamo rimasti stupiti nel vedere ancora così tante persone qui stamattina».