In trattore verso Arcore, ma sono poche centinaia

Milano - Sono calati in una lunga fila per stringere d’assedio Arcore e Gemonio, assunti a luoghi simbolo del presidente del Consiglio e di Umberto Bossi. Dopo qualche anno di pausa è tornata la protesta dei trattori e stavolta ad animarla è stato un gruppo di associazioni. Obiettivo della protesta, il decreto sulle quote latte del responsabile delle Politiche agricole Luca Zaia, proprio il ministro leghista che con il mondo rurale ha da sempre un rapporto strettissimo.

Non sono mancati i disagi sulle strade lombarde, anche se sulla consistenza effettiva della protesta, a cui erano stati annunciati «migliaia di partecipanti», si è scatenata la consueta guerra dei numeri. Per il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, «alla manifestazione, che si è svolta senza incidenti di sorta, hanno partecipato circa 1.500 persone provenienti da diverse province lombarde». Segue l’elenco dei mezzi coinvolti nella protesta, «550 trattori, 15 autobus e 100 autovetture». La Prefettura di Milano parla invece di 500 trattori. Ma è soprattutto Coldiretti a ridimensionare nettamente, indicando in 400 il numero delle macchine agricole in marcia. La maggiore delle organizzazioni agricole del resto si è dissociata nettamente: «Rappresentiamo da soli oltre il 60% degli allevamenti da latte in Italia - ha detto il presidente di Coldiretti, Sergio Marini - e ci sentiamo addosso tutta la responsabilità di agire con serietà e coerenza per risolvere concretamente i problemi della nostra gente. Portare i trattori ad Arcore ha il forte sapore della demagogia che il tempo giudicherà».

Ma al di là dei numeri, i contestatori hanno ricevuto ascolto, anche perché Zaia ha detto chiaramente di «rispettare la protesta», pur dicendosi dispiaciuto «che vengano diffuse informazioni false». Secondo il popolo dei trattori, composto da chi ha pagato in passato le multe per le quote latte, il decreto firmato dal ministro leghista «premia i furbi», perché permette a chi invece ha continuato a «splafonare» di farla franca. Secondo il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, il decreto è «inaccettabile» e «le modifiche che sono state introdotte dalla Commissione Agricoltura del Senato non cambiano nulla». Il presidente della Confagricoltura della Lombardia, Francesco Bettoni, è stato altrettanto chiaro: «Il decreto del ministro Zaia premia i furbi. Speriamo che il Palazzo romano accolga le nostre proteste altrimenti sarà lotta ad oltranza». Il governo non ha chiuso loro in faccia la porta, pur respingendo le accuse: Zaia ha accettato di fissare un incontro.