Travaglio e Ingroia "in love". Galeotto fu l’antiberlusconismo

CHE COPPIA Il giornalista e il pm in vacanza insieme in Turchia. Nel 2003 con loro c’era un futuro condannato

Roma Marco Antonio, non il generale romano dell’avanti Cristo ma quello contemporaneo, è una crasi, una sintesi, una fusione. È uno e bino: è Marco (Travaglio) e Antonio (Ingroia). Marco è giornalista ma anche un po’ magistrato, Antonio è magistrato ma anche un po’ giornalista; Marco Antonio è ferocemente antiberlusconiano, Marco Antonio è scrittore. Marco Antonio ama i riflettori, Marco Antonio si adora. Prova a separarli: si rimettono insieme. Lo fanno perché sono amici. Amici per la pelle, amici per la penna. Antonio scrive un libro? Marco ne fa la prefazione. «C’era una volta l’intercettazione. La giustizia e le bufale delle politica», si chiama il volumetto di Antonio, fedele al motto che il magistrato deve apparire oltre che essere imparziale. E Marco lo incensa: «Uno strumento per capirci qualcosa nella giungla delle leggi-vergogna del regime berlusconiano». Marco fonda un giornale tutto suo, «Il Fatto quotidiano»? Antonio ne benedice il battesimo assieme all’altro magistrato Roberto Scarpinato. Marco va in vacanza a Bodrum, in Turchia? Antonio lo segue a ruota. Era la scorsa estate, scrive Panorama oggi in edicola. Niente di male, per carità: anche perché è normale che due inseparabili amici scelgano la stessa meta per l’ozio. Così è stato, per esempio, nel 2003, quando Marco (e quindi anche Antonio) ha deciso di passare un po’ di giorni in riva al mare a Trabìa, assieme a Giuseppe Ciuro, noto sottufficiale della guardia di Finanza. Un maresciallo, Ciuro, poi finito nelle grane giudiziarie perché condannato a quattro anni e sei mesi per favoreggiamento. Una storia, questa, raccontata pure da Giuseppe D’Avanzo su Repubblica e che ha sempre mandato su tutte le furie Marco, ma stranamente non Antonio. Anche perché Marco Antonio è un tipo un po’ strano. Antonio è più di bocca buona, Marco no. «Andai con la famiglia per dieci giorni al residence Golden Hill di Trabia - ha raccontato Marco - dove di solito alloggiavano Ciuro e Ingroia e ci fu quella buffa storia dei cuscini poi finita nei brogliacci delle intercettazioni. Chiamai Ciuro e gli dissi “Qui manca tutto. I cuscini, la macchinetta del caffè perché i precedenti affittuari si sono portati via tutto. Poi gli ospiti del residence mi aiutarono: chi un cuscino, chi la Moka...”».
Marco scrive tutti i giorni che Berlusconi è un Cainano, un dittatore, un pericolo per la democrazia; Antonio la pensa più o meno allo stesso modo. Il governo Berlusconi arresta dei mafiosi? «È merito delle forze dell’ordine, non certo del governo». Il governo pensa di mettere un limite all’abuso delle intercettazioni? «Sbagliato: sono indispensabili per combattere la criminalità». Più in generale: «L’Italia si trova in una vera e propria emergenza democratica che, con il passare del tempo, anziché attenuarsi continua ad aggravarsi». Parole di Antonio. O di Marco. Vabbè, è uguale.
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