Il «travaglio» di Napolitano: martedì apro le consultazioni

Il saluto alla Camera del neo capo dello Stato: «Sono emozionato». In auto si ferisce alla testa

Massimiliano Scafi

da Roma

Subito in pista. «Sì, da martedì inizierò le consultazioni per il nuovo governo», annuncia in serata Giorgio Napolitano. Il nuovo capo dello Stato è all’Auditorium per il Don Giovanni di Mozart. Tra le molte strette di mano, c’è quella «particolarmente calorosa» con Gianni Letta, che lo accoglie così: «Tanti auguri, presidente». È il primo appuntamento pubblico dopo l’elezione al Quirinale. «Sì, ma è un’uscita ludica», commenta Napolitano. E un’altra è prevista anche per oggi, quando sarà «ospite» di Carlo Azeglio Ciampi a Castelporziano.
In mattinata, il congedo dalla Fondazione della Camera. «Attraverso un momento particolare di emozione, di travaglio, in attesa di assolvere i primi compiti che mi aspettano», dice quasi a smentire l’immagine di freddo che spesso gli viene dipinta addosso. A Palazzo Theodoli, seduto accanto a Pier Ferdinando Casini, parla a braccio per un paio di minuti e spiega che sul Colle porterà due cose, l’esperienza di parlamentare e l’attaccamento alle istituzioni. «Solo brevi parole in vista delle molte che vi infliggerò lunedì a Montecitorio. Sono grato a Casini che mi ha chiamato a presiedere la fondazione, dandomi l’opportunità di tornare a frequentare quella che per 38 anni è stata la mia casa da cui non mi sono mai staccato. Ho sempre pensato che per la mia vita e per la mia formazione sia stato decisivo l’impegno in Parlamento, che mi ha fatto comprendere sempre di più il valore delle istituzioni rappresentative e della Costituzione. Rimango legato a queste istituzioni e cercherò di trasmetterne il retaggio più alto».
Poi chiama e ringrazia uno ad uno tutti i suoi vecchi collaboratori, alcuni dei quali lo seguiranno sul Colle. Saluta pure i giornalisti e si concede un pizzico di autoironia: «Avete sempre subito con pazienza la tortura delle mie proverbiali pignolerie... quanto ai quirinalisti, credo che ci vedremo spesso, da qui in avanti». Ma, giusto per rimarcare un lato del suo carattere, fa smentire di aver mai scritto poesie in napoletano. Al termine della cerimonia, la visita simbolica a casa di Antonio Giolitti, ex comunista diventato socialista dopo i fatti d’Ungheria. Poi la telefonata a Vittorio Foa e il messaggio ai padri costituenti gli consentono di sottolineare il filo di continuità con il settennato di Ciampi: «Alla vigilia dell’assunzione dell’alta responsabilità, desidero inviare un saluto riconoscente a quanti hanno contribuito all’approvazione di quella Costituzione repubblicana che sto per giurare di osservare lealmente».
C’è pure un piccolo fuori programma. A fine mattinata, mentre sale in auto per tornare a casa, Napolitano batte la testa contro il gancio porta abiti della vettura. Grande l’allarme della scorta, scarsi i danni: una leggera escoriazione, basta disinfettarsi. Il neo presidente prova a risolvere la cosa a Montecitorio, ma il sabato dopo le 13 l’ambulatorio è chiuso. Chiama allora il centralino del Quirinale, dove l’infermeria è aperta sempre. «Pronto, sono Napolitano, posso venire a farmi medicare?». Batuffolo di cotone e alcol, l’operazione viene eseguita nella casa privata del presidente in vicolo dei Serpenti. Allarme rientrato, ma bisognerà cambiare la macchina. Napolitano, già prima della capocciata, si era lamentato: «È troppo bassa per me».