Travaglio non molla la poltrona «Nessun altro mi ospiterebbe»

Roma«Me ne vado!». «Forse me ne vado...». «Ma no! Resto!». In sintesi il Marco Travaglio degli ultimi quattro giorni che ieri è giunto a definire il suo eventuale abbandono di Annozero «un darla vinta a questi personaggi e al loro padrone». Con il suo solito esprit de finesse il giornalista torinese ha affidato al mensile Pocket, il periodico dedicato all’esclusivissimo quartiere romano Parioli, la sua vera contro-replica a Michele Santoro.
Il popolare anchorman, dinanzi alla velata minaccia travagliesca di lasciare la trasmissione di Raidue, pubblicata sul Fatto quotidiano sabato scorso, aveva risposto senza sottintesi che la porta è aperta. «Non sarebbe una tragedia o una catastrofe irreparabile. Nel corso della mia carriera tanti miei amici e collaboratori hanno scelto o hanno dovuto scegliere di percorrere altre strade», ha scritto ieri Santoro sempre sul Fatto criticando l’«opinionista».
E così Travaglio, che evidentemente dei riflettori puntati sulla sua agendina per il consueto «sermone» del giovedì sera non ha intenzione di fare a meno, ha fatto marcia indietro. Ma a modo suo. Scagliandosi contro «questi personaggi» (il vicedirettore del Giornale Nicola Porro e il direttore di Libero Maurizio Belpietro) e il loro presunto «padrone» (Silvio Berlusconi, si capisce, anche se non è editore di nessuno dei due quotidiani).
Se a Travaglio, che dispensa lezioni di etica e casellario giudiziale per qualsiasi nome compaia sull’elenco telefonico, si ricorda che anche lui ha frequentato persone che hanno avuto problemi giudiziari, cambia tutto. «Ci vorrebbe un qualche sistema per “sanzionare” chi, anziché dibattere del tema della puntata, divaga, diffama: magari un cartellino giallo, le luci che si spengono, una sirena che suona», ha dichiarato a Pocket alludendo ai fatti citati da Porro e Belpietro. Perché il metodo-Travaglio vale per tutti tranne che per il suo inventore.
Di qui la captatio benevolentiae che cancella le affermazioni di sabato («Non posso più accettare che la mia reputazione venga infangata»). «A Santoro - ha sottolineato - non attribuisco responsabilità, è un giornalista liberale e tollerante che cerca di gestire in qualche modo la situazione: ma non può fare nulla. Se non invitasse i giornalisti di Berlusconi sarebbe un fuorilegge, se togliesse loro la parola sarebbe illiberale». Ma poi, sotto sotto, la verità viene fuori. «Nessuna trasmissione, a parte Annozero, mi ospiterebbe», ha precisato ricordando che «Santoro e il sottoscritto sono in onda grazie a un miracolo, ossia la sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma che ha ordinato la messa in onda».
Forse anche perché Santoro gli ha «gentilmente» ricordato che «una volta, quando avevi soltanto i tuoi libri, non facevi nessuna fatica ad affrontare quegli stessi “farabutti” che oggi ti appaiono interlocutori inaccettabili» e «una qualunque televisione di provincia ti sembrava un’occasione da non sprecare». E siccome «siamo brutti, sporchi e cattivi» e Annozero è nato per creare polemiche «ho voluto e continuo a volere che tu per un po’ di minuti occupi il centro della scena», ha concluso Mister Samarcanda. Traduzione: «Come ti ho creato così ti posso distruggere».
Il «miracolato» Travaglio, quindi, a Ballarò non avrebbe speranze. Sebbene ci tenga a precisare che «non me ne fregherebbe nulla di andare a parlare in trasmissioni con un format come quello di Floris o Vespa, che si fonda solo sulla presenza dei politici». E proprio sul Fatto ieri ha sminuito: «Ero stanco e nervoso per conto mio» e la reazione è stata spropositata.
Caso chiuso, dunque? Forse sì, ma non per Antonio Di Pietro che nel vedere i pupilli del giustizialismo tv impelagarsi in una lotta intestina s’è lasciato sfuggire: «Il “duello” tra Santoro e Travaglio? Fa male al cuore...».