LA TRAVIATA Il debutto di Violetta-Angela

La Gheorghiu, prima volta al Piermarini, diretta da Lorin Maazel nell’allestimento storico di Liliana Cavani

E questa sera Traviata. Quella di Verdi. Quella che ha inaugurato a tempo di record gli Arcimboldi nel gennaio 2002. Quella della Callas. Quella che nel '90 ha lanciato Tiziana Fabbricini. Quella di Muti. Il quale dopo più di un quarto di secolo, osa riprendere il titolo reso inviolabile dalla grandezza di Maria affidandolo a una debuttante che lo convince non tanto per l'intonazione quanto per la pasta timbrica, la capacità di declinazione espressiva, la presa teatrale che stringe il cuore. Appunto la Fabbricini. Una personalità che non abbatte il muro Callas, ma un po' lo sgretola. L'astro tuttavia tramonta, e dopo le riprese '91, ’92 e ’95 (l'anno in cui, causa sciopero non annunciato dell'orchestra, Muti siede al piano e si suona l'opera, da solo, dalla prima all'ultima nota), nel '97 il maestro affida il ruolo a Andrea Rost. Nel 2002 all'albanese Inva Mula. Un soprano d'agilità adatto al I atto che tuttavia convince anche nel III, quando l'epilogo fa morire la fragile mondana parigina come la più superba delle tragédienne. Insomma, per molti adesso Traviata è sinonimo di Muti, il più autorevole interprete verdiano. Ma niente paura.
La Scala di Lissner che passa di vittoria in vittoria, per Violetta ha scelto la bacchetta di Lorin Maazel. Altro big della direzione, interprete che ha appena ottenuto l'Abbiati per la lettura di un'opera, la Tosca scaligera 2006. La sua Violetta è Angela Gheorghiu. Un soprano dalla voce bella e dalle reazioni imprevedibili che Muti, il terribile e magnifico Muti, protestò a Ravenna nel '96 durante le prove di Pagliacci. Una che è stata Violetta al Met e a Parigi. E, per una sola sera, a Roma. Adesso entra alla Scala (recital a parte) per la prima volta. Ma l'estemporaneità dev'essere un problema di famiglia. Suo marito, Roberto Alagna, che pure deve a Muti il lancio proprio nella Traviata della Fabbricini, ma non mise a sua volta più piede alla Scala fino all'ultimo 7 dicembre, è il Radames fuggitivo che pensò bene di lasciare a metà l’atto. Più riposante la presenza del tenore messicano Ramón Vargas-Alfredo.
E decisamente rassicurante Roberto Frontali-Germont padre. L'allestimento è quello del '90 di Liliana Cavani (scene di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci). Un'allestimento storico, come quello di Zeffirelli per Bohème, di Strehler per Mozart, di Ponnelle per Rossini. Un Ottocento ricostruito con grande cura di particolari, inclusi i tendoni a strisce come soffittatura, la stufa di maiolica, le sfumature dei rossi, le penombre. Preziosità che fanno pensare a Visconti. Magnifiche, in particolare le feste che la regia gestisce con estremo realismo: dame che chiacchierano, coppie che si riposano, gesti d’ira di Alfredo, reazione indignata di suo padre. A quell'Ottocento facevano riscontro le scene di zingarelle e picadores che Micha Van Hoecke aveva pensato per il suo Ensemble di attori-ballerini. E che in seconda battuta, passando al Ballo scaligero, avevano perso un molto del loro carattere teatrale diventando «danzanti» pur nell'assenza di coreografia. Comunque sia eccoci pronti alla seduzione di quell'amore «palpito dell'universo».
Tra il singhiozzo del clarinetto (Or si scriva a lui), il velo dell'oboe (Addio del passato), gli accordi ribattuti e risolti quasi in trance sul tema «provenzale» (Prendi, quest'è l'immagine). Nei tre cast nomi illustri (Leo Nucci) e ugole di grande attesa (Irina Lungu). Coro diretto da Casoni.
La Traviata
teatro alla Scala
da oggi al 21 luglio
prezzi da 170 a 12 euro
info 02-72003744