Travolti tutti i partiti Con De Magistris vince solo l’antipolitica

nostro inviato a Napoli

Sotto, davanti al Castel dell’Ovo, sparano petardi, agitano bandiere arancioni, cantano e ballano «chi non salta Bassolino è-è», oppure, in alternativa, «chi non salta Cosentino è-è». Sopra, nella suite dell’hotel Continental, Luigi De Magistris si sporge dalla finestra sul mare e fa la V di Churchill con la manina: «Ragazzi, avimmo scassato, abbiamo liberato Napoli».
Mezza città non vota, ma basta l’altra metà per far decollare l’ex pm. Sessantacinque per cento, trenta punti di scarto, Lettieri è doppiato, Palazzo San Giacomo è preso. Vincono dunque la protesta e la voglia di cambiamento, dopo il ventennio dominato dal duo Bassolino-Iervolino. Sconfitto il centrodestra, anche la sinistra però, almeno quella tradizionale, qui a Napoli è piuttosto ammaccata. Crollano i partiti, ma guai a dire al nuovo sindaco che a trionfare è l’antipolitica. «Io non sono un populista e non rappresento l’antipolitica. E a vincere è stata la Napoli che ci ha messo cuore e cervello».
C’è già la fila al Continental per mettere il cappello sopra questo risultato, Antonio Di Pietro e il commissario del Pd Andrea Orlando sono tra i più attivi. «Luigi l’ho candidato io - sostiene il leader dell’Italia dei valori -. È un mio figlio politico, l’ho allevato, sono orgoglioso». Orlando ha la faccia di chi l’ha vista brutta: «Sì, possiamo tirare un sospiro di sollievo. La destra, dopo tre vittorie consecutive a Napoli, stavolta non si afferma e per il centrosinistra si deve aprire una profonda riflessione per aprire una stagione nuova». Queste avances hanno pochi risultati, almeno finora. De Magistris infatti ci tiene molto a mantenere il suo profilo trasversale, esterno ai partiti. «Io e l’amministrazione che mi accompagnerà non dovremo rendere conto a nessuno, varranno solo le idealità e le competenze. Deciderò in totale autonomia. Napoli, ripeto, è stata liberata. Dopo venti anni è stata chiusa la pagina del bassolinismo».
Del resto è proprio in questa maniera, sparando addosso a tutti, che l’eurodeputato dell’Idv ha costruito la sua fortunata campagna. Prima, decidendo di non partecipare alle catastrofiche primarie del Pd, ha potuto aspettare sulla sponda del fiume l’inevitabile scorrere del cadavere. Poi, attaccando la giunta uscente, si è presentato come la vera e unica novità della competizione. E infine, riuscendo ad accostare Gianni Lettieri a Bassolino e Cosentino, è apparso agli elettori l’unica possibile svolta per la città affogata nella spazzatura. In questo modo, sfruttando pure un fortissimo astensionismo, De Magistris ha intercettato anche voti di destra, ha eliminato al primo turno il candidato democratico, il prefetto Morcone, e ha costretto tutti al ballottaggio a mettersi in coda, rifiutando apparentamenti e accordi. Malvisto dal Pd, in rotta con Di Pietro, lontano dai centristi: eppure tutti lo hanno dovuto seguire, al buio.
Ma ora che ha vinto, il Masaniello mostra il suo volto istituzionale. Come prima cosa telefona al suo concittadino più illustre, Giorgio Napolitano, e gli racconta «dell’entusiasmo della gente, dei giovani, della città, dei progetti che abbiamo e dell’entusiasmo che ci metteremo». Il capo dello Stato ascolta, si rallegra, ma resta un po’ freddino. Anzi, non manca di metterlo in guardia: «Caro De Magistris, lei ha davvero bisogno degli auguri perché sappia che fare il sindaco è un lavoro molto difficile. Io, da napoletano, la seguirò con particolare attenzione».
Chiama anche lo sconfitto, e il nuovo sindaco apprezza: «Voglio lanciare un appello all’opposizione per lavorare insieme per Napoli, ognuno nella sua responsabilità. Io sono disposto al dialogo e all’ascolto». Una battuta anche per Roberto Saviano: «Voglio creare le condizioni perchè Saviano torni a Napoli. Mi auguro di poterlo incontrare presto e fare una passeggiata con lui in un quartiere».
Il difficile per De Magistris comincia adesso. Avendo rifiutato di apparentarsi con il Pd, avrebbe i numeri per governare da solo. Ma politicamente gli sarebbe difficile non mettersi d’accordo con i democratici. E anche con il terzo polo, che infatti inizia a corteggiare: «Ringrazio il professor Raimondo Pasquino, che ha dato dimostrazione di serietà e che darà un ottimo contributo». Ma il centrosinistra, avverte, non si faccia troppe illusioni. «Vedo che ancora non si è capito bene che cosa è successo a Napoli, questa non è una vittoria del centrosinistra. I partiti sono andati in crisi e ora bisogna cambiare sistema. Si deve ripartire allontanando i comitati d’affari e mettendo la città in condizioni di legalità per rilanciarla economicamente». Chiude con uno slogan impegnativo: «Vogliamo togliere ogni tipo di munnezza». Ce la farà?