«Fra tre anni l’Iran avrà la bomba atomica»

A Natanz pronte a funzionare le centrifughe a cascata

Gian Micalessin

Condoleezza Rice all’improvviso cambia opinione. Il segretario di Stato americano, inizialmente assai scettico sui negoziati con Teheran sulla questione irachena, sembra ora quasi ansioso d’iniziare. «Gli incontri ci saranno, ne sono certa, e partiranno al momento opportuno», ha detto la Rice. L’annuncio d’imminenti trattative è preceduto dalle indiscrezioni, rilanciate da un sito d’intelligence israeliano, secondo cui alcuni incontri preliminari sarebbero in corso in un piccolo albergo di Zurigo affittato dall’ambasciata americana in Svizzera. Secondo le indiscrezioni, agli incontri preliminari partecipano quattro funzionari americani, quasi tutti ex agenti di alto livello Cia, e cinque fedelissimi di Alì Larijani, presidente del Consiglio di sicurezza iraniano.
Il cambio di rotta della Rice sarebbe anche la conseguenza dell’imbarazzante stallo registrato al Consiglio di sicurezza, dove Russia e Cina si rifiutano di votare una risoluzione-ultimatum per imporre a Teheran l’immediata sospensione di tutte le attività nucleari. Una preoccupata Rice ha chiamato ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov chiedendo la ripresa immediata dei colloqui per la ricerca di una posizione comune. Stephen Rademaker, consigliere della segreteria di Stato in tema di sicurezza e non proliferazione, ritiene però improbabile un accordo a breve termine.
A rendere tutto più difficile contribuisce il sospetto russo che gli americani utilizzino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza per legittimare in seguito un intervento militare contro Teheran. «Nessuno al momento può anticipare se il Consiglio di sicurezza riuscirà ad assumere una posizione decisa», ha dichiarato Rademaker.
L’incapacità americana di far convergere le cinque potenze con diritto di veto intorno a una posizione comune regala tempo e opportunità a Teheran, che annuncia, per bocca del suo presidente Mahmoud Ahmadinejad, di essere pronta a raggiungere entro un anno i suoi obbiettivi nel campo dell’energia atomica. «I nemici usano la loro propaganda per fermare i nostri progressi», ha detto ieri Ahmadinejad, «ma Dio permettendo entro quest’anno la Repubblica islamica avrà totale accesso all’utilizzo dell’energia nucleare per scopi pacifici».
Il reiterato richiamo all’utilizzo del nucleare per scopi esclusivamente civili non tranquillizza i funzionari dell’Agenzia dell’Energia atomica internazionale. Stando al Los Angeles Times, gli esperti dell’agenzia hanno presentato un’allarmante relazione ai diplomatici del Consiglio di sicurezza chiamati a discutere il caso iraniano. Secondo la relazione dell’Aiea, basata sui rapporti degli ispettori presenti a Teheran, i ricercatori iraniani del centro di Natanz sono pronti ad avviare i primi esperimenti per l’arricchimento dell’uranio. Se la sperimentazione procederà senza intoppi, gli iraniani potrebbero arrivare alla costruzione di un ordigno atomico in soli tre anni, contro gli oltre cinque stimati precedentemente. Un diplomatico non occidentale ha anche riferito che a Natanz sono praticamente conclusi i controlli agli allacciamenti di almeno 164 centrifughe già collegate a cascata. Una volta controllata l’assenza di perdite, i tecnici entro due settimane immetteranno nelle condutture l’esafluoruro di uranio destinato alla produzione di uranio arricchito. Secondo la stessa fonte diplomatica, il tentativo di procedere all’allacciamento contemporaneo di molte centrifughe invece di avviare test preliminari su una catena più limitata è un segnale della fretta iraniana. I tecnici di Natanz si preparerebbero ad avviare, entro metà aprile, l’allacciamento di sei catene da 164 centrifughe ciascuna. «Una volta fatta funzionare una centrifuga puoi farne funzionare 164 o anche molte di più», notava con tono allarmato l’inviato britannico all’Onu Emyr Jones Parry, «raggiungere quel punto significa avere le conoscenze e le capacità per avviare procedura su larga scala... Se sei in grado di arricchire l’uranio al 7 per cento nulla t’impedirà di raggiungere e superare i livelli dell’80 per cento necessari a produrre un ordigno atomico». Anche l’ex ispettore statunitense dell’Aiea David Albright rilancia, in uno studio sul nucleare iraniano che verrà diffuso domani dall’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale, la tesi secondo cui gli iraniani sarebbero ormai ad appena tre anni dalla costruzione della prima bomba nucleare.