Tre arbitri gestiti da big Luciano

Bertini, subito sospeso, Paparesta e Pieri contattati con le schede fornite da Moggi

Roma - Bertini e Tagliavento, così come gli assistenti Foschetti e Ivaldi, designati e poi sostituiti nel giro di poche ore. Se l’ufficio indagini della Figc è pronto a riattivarsi sul fronte arbitrale, la prima iniziativa la prende proprio il capo dei fischietti Cesare Gussoni, dopo un vertice d’urgenza con il presidente della Figc Abete. Bertini non dirigerà quindi Genoa-Bologna di stasera (al suo posto l’internazionale, Trefoloni), stesso discorso per Tagliavento e Ivaldi, nella terna di Lecce-Juve (Pantana e Grilli i cambi), stop anche per Foschetti, assistente di Rimini-Cesena (spazio ad Alessandroni).
Ma la lista dei «sospesi» è destinata ad allungarsi: sono diciotto in totale i nomi ancora in organico alla Can - gli altri dieci sono ormai dismessi - presenti nella lista «nera» della Procura di Napoli. Ecco che lo stesso destino toccherà oggi ad altri sei arbitri (De Marco, Dondarini, Messina, Paparesta, Pieri e Rocchi) e a otto assistenti (Alvino, Ambrosino, Baglioni, Contini, Griselli, Niccolai, Papi e Rossomando). Nessuno di loro comparirà nelle designazioni per la giornata di serie A e per qualche settimana ci sarà una vera e propria emergenza con 33 soli arbitri a disposizione del designatore. «Quando arriveranno notizie nuove dalla giustizia ordinaria, non metteremo la testa sotto la sabbia come gli struzzi», annunciò un Gussoni appena eletto presidente dell’Aia. E ieri ha sottolineato dopo il via libera alla sostituzione di arbitri e guardalinee: «È una bufera attesa, questa decisione è presa allo scopo di garantire serenità allo svolgimento dell’attività agonistica».
La sospensione sarà però breve per la maggior parte del gruppo in attività. Infatti la situazione più grave è per quattro di loro, gli arbitri internazionali Bertini, Paparesta, Pieri e il guardalinee Ambrosino, i cui nomi compaiono in alcune delle nuove 15 partite finite nel mirino. Il barese, finito nella bufera la scorsa estate per l’omessa denuncia dell’episodio di Reggina-Juventus in cui fu chiuso nello spogliatoio del «Granillo» da Luciano Moggi (prese tre mesi di squalifica dalla Caf), ma anche per la storia del dossier su Biodiesel (otto mesi di stop per l’Aia), adesso risulterebbe far parte della «cupola», insomma di quell’associazione il cui obiettivo, secondo i pm, era «commettere una serie di delitti di frode in competizioni sportive».
Il fischietto internazionale, così come Bertini, Pieri e Ambrosino, faceva parte del gruppo di arbitri che veniva contattato su utenze mobili («gestori svizzeri», recita l’ordinanza), le cui schede erano fornite dallo stesso Moggi, per «reiterati contatti personali... finalizzati al conseguimento di una consolidata egemonia sia all’interno del settore arbitrale, sia in generale in seno alla Figc». Si aggrava quindi anche la posizione di Bertini, assolto in secondo grado, e a cui ora viene imputato il capo d’accusa di associazione a delinquere e diverse partite pro Juve e pro Messina. Così come quella di Pieri, già comparso nell’ordinanza del luglio scorso riguardante il filone Reggina.
Fra i tredici arbitri (compresi quelli non più in attività) che emergono dall’ordinanza, Rocchi e Tagliavento non presentano elementi nuovi rispetto a quelli per i quali sono stati già giudicati e assolti.