Tre bombe nella notte a Torino I Pm: atto di matrice anarchica

Distrutti cassonetti dell’immondizia I timer in sequenza, strage evitata per caso

da Torino

Cinque marzo 1998. All’alba la Digos di Torino arresta Andrea Pellissero, Maria Rosas Soledad ed Edoardo Massari, accusati di far parte dei Lupi Grigi, gruppo terroristico anarchico insurrezionalista responsabile di aver messo le bombe in Val di Susa contro la Tav. Cinque marzo 2007. Tre ordigni rudimentali esplodono in rapida sequenza nel quartiere la Crocetta, tra le palazzine in stile Liberty della Torino bene. Un ordigno, uno per ciascun compagno finito in manette. Un anniversario da non dimenticare per gli anarchici. Anzi da commemorare con una vendetta: obiettivo le forze dell'ordine.
Via General Govone, taglia a metà l’isola pedonale di fronte al Politecnico. I tre ordigni erano sistemati in altrettanti cassonetti, uno all’angolo con corso Einaudi. Sessanta passi dopo all’angolo con via Arimondi c'era il secondo. Altri sessanta passi il terzo, all’angolo con corso Trento. L’ora X è fissata alle 4 e 25 minuti. Poco prima dell’alba. Esplode la prima bomba, quella di corso Einaudi. Un forte boato. Impossibile non sentirlo.
Passa solo qualche secondo prima che qualche abitante chiami il 113. Sul posto stanno per arrivare le prime volanti e boom, esplode la seconda bomba quella di corso Trento. Sono le 4.35. La zona inizia a brulicare di poliziotti. E c’è ancora una terza bomba che deve esplodere, quella di via Arimondi. E alle 4.45 scoppia puntuale. Ma l'ordigno è difettoso e non fa i danni che avrebbero voluto gli attentatori.
La matrice, secondo i primi accertamenti, è anarchico insurrezionalista. La strategia è la loro e anche il tipo di bomba, esplosivo dentro a una pentola a pressione collegata a un timer e a una bombola simile a quella dei fornelli da campeggio, per dare più potenza.
Ordigni già visti: nel dicembre del 2003 a Bologna, vicino alla casa dell’allora presidente dell’Unione europea Romano Prodi. Più recentemente, nel marzo 2005, a Genova e il 2 giugno 2006 a Fossano. «Le prime informazioni che ho ricevuto - ha affermato il procuratore aggiunto Maurizio Laudi che si occupa dell’inchiesta - riferiscono di modalità analoghe a una serie di azioni precedenti, risultate di stampo anarchico».