Tre cinesi morte: guerra del lutto cittadino a Prato

Sembra non esserci misericordia nella città dove, proprio ieri, è stata inaugurata la sede più grande delle Misericordie in Italia, la più antica associazione di volontariato. Non poteva scegliere giorno peggiore il sindaco, Roberto Cenni, per dire che «No, non ci sarà lutto cittadino». E lo ha detto con i corpi ancora inzuppati di fango di tre povere donne cinesi annegate in un sottopassaggio cittadino invaso dall'acqua. Le tre vittime (due sorelle, di 42 e 50 anni, e la figlia 24enne di quest’ultima) stavano andando al lavoro in auto e hanno imboccato il tunnel convinte che l'acqua fosse alta pochi centimetri. Invece in quel punto la strada scende di circa 5 metri sotto il livello, e nella notte questo spazio era occupato per almeno tre quarti dall'acqua, scesa abbondante con i temporali che hanno colpito la città.
La vettura è rimasta intrappolata e per le tre non c'è stato scampo, anche se una di loro ha tentato di fuggire: il suo cadavere è stato trovato fuori dall'abitacolo, nell'acqua mista a melma. «Le ho sentite gridare aiuto. Qualche auto arrivava fino al sottopassaggio poi, visto che era allagato, tornava indietro. Nessuno si è fermato a soccorrere quelle poverette», testomonia sotto choc la signora che abita in via Ciulli a qualche centinaio di metri dal luogo del mortale incidente. Una fine terribile, tanto assurda da giustificare non solo il lutto cittadino ma anche una severa inchiesta giudiziaria su come sia possibile che un sottopassaggio dal quale transitano quotidianamente centinaia di auto possa essersi trasformato in una trappola d’acqua.
Il sindaco di Prato, invece, si mostra fatalista: «È una tragedia che ci ha impressionato - ha dichiarato il primo cittadino dai microfoni di Cnr Media -, dovremo capire le circostanze che hanno portato a questo evento. Quando succedono cose di questo genere bisogna essere molto attenti. Mi parlano di più di 100 millimetri in tre ore, quasi un’esplosione d’acqua. Se ci sono responsabilità specifiche lo vedremo e faremo mettere in sicurezza l’area, ma molto spesso si tratta proprio di incapacità dell’uomo di resistere a certi eventi naturali. Purtroppo, quando la natura prendere il sopravvento, si vede la limitatezza della capacità dell’uomo di avere soluzioni». Certo, «eventi naturali»; certo, «limitatezza della capacità dell’uomo»; ma bisogna avere anche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità di amministratore. Responsabilità, il cui accertamento, è soggetto ai tempi lunghi della giustizia; non così, invece, l’aspetto umano della vicenda che avrebbe dovuto suggerire al sindaco un atteggiamento meno burocratico e più compassionevole. E invece, ecco la sua tesi: «La proclamazione del lutto cittadino non è un’ipotesi da prendere in considerazione». E perché mai? Spiega il sindaco: «In città, in epoca recente, non ci sono precedenti di lutto pubblico per incidenti o disgrazie». Il sindaco giura di avere la coscienza a posto: «Ho manifestato la solidarietà ad un interprete, affinché la porti ai familiari delle vittime, dicendo anche che il Comune è pronto a recepire ogni eventuale loro richiesta». Cenni evidenzia il rispetto del «protocollo»: «Ho espresso cordoglio alla comunità cinese tramite il consolato di Firenze e l’ambasciata a Roma. Di fronte alla morte e al dolore ovviamente c’è la massima solidarietà, però per stabilire il lutto cittadino ci sono molte difficoltà, dovute a vari fattori che devono essere prese in considerazione affinché non si formino precedenti che possano condizionare vicende future». «Che io sappia - è la tesi del primo cittadino - a Prato non è stato fatto lutto cittadino né per l’assassinio di un uomo davanti all’ospedale l’anno scorso, né per la morte di due giovani in un incidente stradale un paio d’anni fa, e credo neanche nel 1996 quando tre pratesi perirono in un aereo di linea inabissatosi davanti a New York 5 minuti dopo il decollo con 650 passeggeri a bordo».
Intanto la Procura ha avviato indagini per verificare il corretto funzionamento delle pompe idrauliche, che avrebbero dovuto liberare il sottopasso in caso di pioggia. Matteo Ye, una delle voci più ascoltate della comunità cinese di Prato, va giù duro: «Se dovesse essere confermato il no dal sindaco, allora la parola integrazione potrà essere cancellata dal dizionario di Prato. Da oggi si potrà parlare solo di discriminazione e di guerra». Parole esagerate che poi lo stesso Ye bene ha fatto a ridimensionare, parlando di «equivoco linguistico».