Tre clan mafiosi governano a Chinatown

Tre clan dominano la mafia cinese di Milano, sede della più numerosa comunità d’Italia. E una delle due o tre più importanti d’Europa. Se n’è parlato ieri, prima giornata di colloqui in prefettura sulla criminalità organizzata. Il Comitato sulle mafie straniere della Commissione nazionale antimafia si è riunito proprio nel giorno in cui è emersa una nuova inchiesta con denunce a carico di due cittadini cinesi, commercianti di telefonia nella Chinatown milanese attorno a via Paolo Sarpi, che vendevano schede telefoniche di cellulare già intestate a persone inesistenti o anche fin troppo note. È di quindici giorni fa un rapporto della Direzione nazionale antimafia in cui si sostiene che «Milano è un rilevante polo processuale». In città, gli immigrati cinesi regolari erano 15mila nel 2003, circa la metà di quelli dell’intera Lombardia. La sola Provincia di Milano ne contava oltre 18mila. Secondo una stima della Fondazione Cariplo-Ismu erano circa 2.400 gli irregolari nella regione. L’indagine della Dna indica che in molti casi i clandestini arrivano in Italia pagando la somma di 15mila euro a organizzazioni specializzate nel favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. I reati di questi clan non si limitano al campo dell’immigrazione: secondo la Dna è in crescita lo sfruttamento della prostituzione in appartamenti fatti passare per «centri massaggi». Sarebbe in grande espansione anche «il fenomeno delle bande giovanili, dedite sistematicamente alla commissione di estorsioni e violenze, fino all’omicidio». A Milano i clan dominanti sono tre: Daxue, Yu Hu e Donpei, organizzati sulla base delle località di provenienza. Recentemente sarebbero emersi anche altri gruppi provenienti dalla regione di Liaoning. Secondo la relazione semestrale della Dia di ottobre poi, è il «contrabbando di merce contraffatta, attraverso ditte di import-export» l’attività criminale prevalente e che porta i maggiori profitti, in quanto «garantisce un’altissima redditività», insieme a quella dei laboratori clandestini, gestiti da gruppi organizzati, spesso a livello di gruppo familiare esteso. Oggi gli interventi dei sostituti procuratori Rosanna Penna e Giuseppina Barbara.