Tre colpi di pistola e uccide il figlio «difficile»

Via Iseo 6. Una strada di un quartiere «gentile» e tranquillo della Monza di periferia che produce e si fa i fatti suoi. Almeno sino agli spari delle 14,30 che hanno rotto il silenzio assordante della via in quel primo pomeriggio che molti si ricorderanno. Dodici colpi che hanno spezzato una domenica piovosa e infernale come quella di ieri e la vita di un ragazzo quasi trentenne.
L’arma l’ha impugnata Flavio Vescovini, il padre della vittima. E l’assassino a volte può avere lo stesso aspetto mite e dimesso di un 57enne ex funzionario di banca in pensione. Di quelli che non farebbero male ad una mosca per tutta l’esistenza, ma che improvvisamente impugnano la pistola e scaricano l’intero caricatore addosso al giovane. Disperato come il carnefice. Pochi secondi di follia e la vita cambia per tutti. Anche per il quartiere chiuso dietro le tapparelle corazzate. Per terra sul pavimento del bagno dell’appartamento «gentile» e tranquillo, come il condominio dove abitavano, rimane Gabriele, 29 anni, il figlio difficile con gravi problemi psicologici tutto casa e medicine profuse in quantità per cercare di calmare i suoi guai con la mente.
Un’esistenza problematica con papà Flavio e la mamma Ausilia, fatta di litigi, pianti e tanta disperazione per non riuscire a vedersi realizzato come vorrebbero i genitori. Le numerose visite dai dottori, le cure e ancora e sempre le medicine. Lui, l’assassino, ci ha provato tante volte a «correggere» le storture del figlio. Con le parole, la pazienza, con l’amore paterno. Niente da fare. Tutto inutile. Poi nel primo pomeriggio di ieri qualcosa nel fragile equilibrio della famiglia non ha più retto. L’ira ha azzerato le speranze dell’uomo che alla fine ha sparato per uccidere e mettere così fine al suo tormento una volta per tutte.
Ha impugnato la pistola, una 7,65 regolarmente denunciata. Pieno d’odio e di disperazione l’ha rivolta verso il ragazzo che nel frattempo si era rifugiato in bagno. Esplodendo uno dopo l’altro 12 colpi. Un modo per porre fine al tormento. Nel modo peggiore. Tre hanno centrato Gabriele spezzandogli il cuore. Così lo hanno trovato riverso in un lago di sangue. Quando è arrivata l’ambulanza del 118, chiamata dai carabinieri, non c’era più nulla da fare. Il giovane era morto. L’uomo aveva chiamato il 113 per dire che aveva ammazzato il figlio, poi il silenzio rotto dai singhiozzi. I carabinieri hanno trovato la mamma 55enne in lacrime nel salotto incapace di proferire parola. Il padre, invece, immobile in piedi e inebetito dal gesto appena compiuto. Mentre la strada si riempiva di curiosi che hanno interrotto per un attimo l’ascolto delle partite, l’uomo poi è stato portato nel vicino commissariato di viale Romagna ed è stato interrogato dal magistrato di turno.
Più silenzi che parole. Flavio Vescovili non ha saputo giustificare il proprio gesto appena compiuto se non con la follia che lo aveva accecato. In tarda serata lo hanno rinchiuso nel carcere monzese di via Sanquirico. Questa mattina verrà nuovamente sentito dal magistrato. Per lui ora si apre un nuovo inferno.