Tre in corsa per guidare i pm di Palermo

Gian Maria De Francesco

da Roma

Le dichiarazioni del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, sulla contraddizione tra la presenza italiana in Irak e il mandato costituzionale, rappresentano un’indebita intromissione nel dibattito politico da parte di una figura istituzionale che dovrebbe garantire l’equilibrio tra i diversi schieramenti. E invece detta la linea a Prodi. Parola di Elio Vito, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.
Onorevole Vito, Bertinotti, nell’intervista a Repubblica di domenica scorsa, ha fatto capire che la nostra presenza in Irak è «una lesione all’articolo 11 della Costituzione».
«I nostri soldati sono in Irak proprio in base all’articolo 11 della nostra Costituzione. Bertinotti vuol dire che l’Italia ha partecipato a operazioni di guerra? Che abbiamo dichiarato guerra al popolo iracheno? Sono dichiarazioni gravi. Non è in discussione la scelta politica del ritiro delle truppe ma il dibattito istituzionale sulla natura della presenza dei nostri militari».
Qual è, secondo lei, una spiegazione plausibile di questa presa di posizione?
«Bertinotti vuole affermare il suo ruolo di leader della sinistra antagonista proprio mentre le Camere si accingono a votare il rifinanziamento delle missioni all’estero. Ma in tutte le sue dichiarazioni dovrebbe ricordare che non rappresenta solo la sinistra di lotta e di governo ma anche quel 50% di italiani che sono la vera e propria maggioranza nel Paese e che non condividono queste posizioni».
Lo stesso utilizzo della spilla pacifista sul palco delle autorità alla parata del 2 giugno lascia ancora spazio a equivoci.
«La parata del 2 giugno rappresenta valori ai quali o si crede o non si crede. Se Bertinotti non fosse stato presidente della Camera, avrebbe partecipato alla festa del 2 giugno o alla contromanifestazione pacifista? Io penso che sarebbe andato alla seconda. C’è molta preoccupazione da parte nostra perché questi atteggiamenti corrispondono alla perdita del ruolo di garanzia che spetta alla terza carica dello Stato».
Infatti dovrebbe essere l’attuale maggioranza il bersaglio delle vostre polemiche.
«Quando l’opposizione è costretta a polemizzare con coloro che sono alla guida delle istituzioni significa che qualcosa non funziona. Il fatto che abbiano protestato con Bertinotti anche esponenti del centrosinistra conferma che il presidente della Camera ha dettato la linea politica e non può essere il rappresentante di tutti i partiti a Montecitorio. Le nostre denunce sull’occupazione delle istituzioni da parte del centrosinistra erano fondate».
Allo stesso modo, Bertinotti ha sottolineato che dopo il referendum costituzionale servirà «una lunga pausa di riflessione».
«Premesso che ritengo strumentali e falsi gli inviti al dialogo perché dopo le elezioni il cosiddetto centrosinistra dialogante ha occupato tutte le poltrone e moltiplicato i ministeri, osservo che anche qui c’è stato un deciso intervento nel dibattito politico bollando con il termine “tradizione revisionistica” tutti gli sforzi per aggiornare la Costituzione. Una dichiarazione che fa il paio con quella dell’onorevole Caruso secondo cui “le istituzioni democratiche vanno messe radicalmente in discussione”».
Ma Bertinotti non esaurisce l’ampio spettro della maggioranza di governo.
«L’aver invitato Prodi a “dare al Paese una forte scossa di discontinuità” è un chiaro messaggio: si orienta il governo a sinistra in cambio della pax con i movimenti. È Bertinotti il vero leader e non capisco cosa ci facciano i riformisti moderati dall’altra parte».