Tre donne in viaggio nella noia al confine tra Israele e Giordania

Hana Laszlo ha vinto il premio d'interpretazione all'ultimo Festival di Cannes per Free zone (Zona franca) di Amos Gitai, ma ciò non ne fa un bel film, né un film interessante. E neppure - all'uso di Cannes - una «lezione di cinema»: una lezione di guida, caso mai, perché la Laszlo è sempre al volante.
Noia irredimibile, dunque, sebbene si viaggi - talora sotto la pioggia - lungo la frontiera fra Israele e Giordania. Tre donne (la Laszlo è l'israeliana, Natalie Portman l'ebrea americana e Hiam Abbass è la palestinese) di diverse età, fedi, cittadinanza sulla stessa auto sono la versione femminile e su strada di Tre uomini in barca. Ma qui non si sorride: si parla solo di problemi grossi visti da un'angolazione piccola.
Si vuol far notare che la frontiera ha un'area privilegiata, la zona franca, e che qui ebrei e arabi troverebbero qualcosa in comune più degli affari, se sapessero togliersi di dosso i loro rancori e la tutela americana. Il muro che isola i Territori occupati però non si vede, invece si alternano sullo schermo facce e tergicristalli: i secondi non sfigurano.
Ma chi oserà eccepire? Si può esser contro un film che reclama la comprensione fra popoli? Si può esser contro un film di donne? Si può discutere uno scenario fantasioso come l'abitacolo di un'auto? Sì, si può.
Free zone è distribuito dal Luce, come lo era un altro portento di monotonia, Private di Costanzo jr. Cambiata gestione con la maggioranza parlamentare del 2001, il Luce è rimasto fedele alla tradizione soporifera, in attesa di cambiare gestione con la maggioranza del 2006.

FREE ZONE (Israele/Giordania/Belgio, 2005)di Amos Gitai, con Hana Laszlo, Natalie Portman, 133 minuti