Tre ex consiglieri della Rai interrogati sul caso Meocci

Petroni pronto a smontare le accuse. Il legale: «Dimostreremo la verità». Con lui, altri 4 indagati. Il giudice contesta lo stipendio dell’ex direttore

da Roma

Sulla nomina dell’ex direttore generale di viale Mazzini, Alfredo Meocci, e sul trattamento economico attualmente riservato al dirigente dall’azienda sono stati interrogati ieri tre dei cinque indagati, tutti ex componenti del consiglio di amministrazione. Si tratta di Angelo Maria Petroni, Gennaro Malgieri e Giovanna Bianchi Clerici.
L’interrogatorio di Petroni, svoltosi in procura a Roma davanti al pm Adelchi D’Ippolito, titolare dell’inchiesta, è durato un’ora. Al termine, l’ex consigliere, che era accompagnato dagli avvocati Stefano Bortone e Giampiero Mendola, non ha rilasciato dichiarazioni. «Il pm - ha precisato invece Bortone - appare molto determinato e abbastanza aggressivo intellettualmente nell’avanzare le contestazioni. Tuttavia abbiamo registrato, anche alla luce delle deposizioni degli altri consiglieri che il quadro delle informazioni deve essere approfondito. Al termine di questa fase d’indagine, presenteremo un’ampia documentazione proprio sui punti su cui insiste il magistrato. A fronte del grande rigore che può preoccupare gli indagati, è possibile sgonfiare la cosa con ulteriori chiarimenti documentali». Il legale ha aggiunto poi che «esistono divergenze tra quanto contesta il magistrato e quanto documentalmente dimostrato».
Petroni è uno dei cinque membri del Cda Rai iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio per la nomina di Meocci a direttore generale. Gli altri sono Gennaro Malgieri (in quota ad An), Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Marco Staderini (Udc) e Giuliano Urbani (Forza Italia). Tutti sono difesi, oltre che dai propri legali, dall’avvocato della Rai, Stefano Bortone. Malgieri e Bianchi Clerici sono stati interrogati lunedì da D’Ippolito, mentre Staderini e Urbani saranno convocati nei prossimi giorni.
I consiglieri sono indagati per la nomina di Meocci a direttore generale della Rai il 4 agosto 2005. La candidatura del dirigente passò proprio grazie al voto dei cinque consiglieri in quota alla Casa delle libertà. Successivamente Meocci venne riconosciuto dall’autorità per le garanzie nelle comunicazioni incompatibile con la carica in quanto ex membro della stessa Agcom. L’authority comminò una multa di 374mila euro all’ex dg e di 14,3 milioni di euro alla Rai.
Le sanzioni sono state confermate dal Tar. L’inchiesta sulla designazione dell’ex dirigente della Rai rientra nelle indagini che il pm D’Ippolito sta conducendo sui cosiddetti stipendi d’oro dei manager pubblici. Oltre alla Rai, nel mirino della Procura ci sono Alitalia, Anas, Enel, Eni, Ferrovie dello Stato e Poste italiane.