Tre furti in meno di un mese e un tabaccaio ora dorme nel suo negozio

Dopo il terzo furto in venti giorni l’assicurazione gli ha detto basta, non ti risarciamo più fino a quando non metti le sbarre d’acciaio agli ingressi. E lui, in attesa del fabbro, ha cominciato a dormire in tabaccheria. Quartiere degli Olmi un posticino dove tutti vivono bene. Tutti fuorché Walter Moccia, 40 anni, che insieme ai genitori gestisce il bar tabaccheria Olmi di via delle Betulle 30.
«O meglio abbiamo vissuto bene per oltre vent’anni. Poi cinque furti in poco più di un anno, tre concentrati in venti giorni, il 22 gennaio, l’11 e il 17 febbraio e l’amara sorpresa di scoprire le regole dell’assicurazione» sospira Walter. Che poi precisa «Finora mai nulla da dire. Due colpi a dicembre 2008, migliaia di euro di danni e bottino, prontamente rimborsati dalla compagnia. Poi un anno di tranquillità»
La tecnica è sempre lo stessa: tagliano la serranda, sfondano la vetrata e via dentro a far razzia di sigarette e cambiamonete per videogiochi. Incuranti del sistema d’allarme che scatta in negozio e nelle centrali di polizia e carabinieri che rispondo sollecitamente. «L’ultima volta la volante è arrivata insieme con me, che dovevo solo vestirmi e scendere in strada visto che abito a pochi metri. Abbiamo anche un vigilantes che passa di notte e un impianto di video sorveglianza. Difficile riconoscere quelle sagome scure, jeans, giubbotto e cappuccio della felpa calato sugli occhi. Credo comunque siano romeni o giù di lì, li hanno sentiti parlare gli inquilini sopra il bar».
Al terzo furto però la sgradevole sorpresa: i Moccia hanno sforato il tetto massimo previsto dal contratto, quindi niente risarcimento. Non solo ma è ormai ufficialmente diventato un «cliente a rischio», pertanto sarà necessario rinegoziare il premio da pagare. «A meno che, mi ha spiegato il liquidatore, non potenzi i miei sistemi di protezione. E così mi sono deciso a far mettere le sbarre d’acciaio all’ingresso». E nel frattempo? Nel frattempo Moccia si industria ma soprattutto si è deciso a montare la guardia. «Tutti i colpi sono avvenuti tra le 3 e le 4 del mattino, e io mi sono messo a presidiare il bar, dormicchiando seduto a un tavolino. Armato? No, figuriamoci. Se arrivano mi mettono a gridare facendo più chiasso della sirena. Speriamo basti. Perché, ripeto, la pistola no, non la voglio».