Tre giorni a Modena per prenderla con filosofia

Tra una gara di biglie e una caccia al tesoro, il tiro al piattello e il lancio del nano, tra «rebus di viaggio» (sic!) e lezioni sul treno, fuochi d’artificio, effetti speciali e effettivi specialisti, «dialoghi enigmistici» (sic!), simposi eruditi, «menù filosofici» e teste d’uovo, andrà in scena nel prossimo fine settimana - dal 15 al 17 settembre, a Modena, Carpi e Sassuolo - lo spettacolo della più varia e colorita «Umanità». Il titolo monotematico prescelto - dopo Bellezza, Felicità, Vita, Mondo e Sensi - per la sesta edizione del «festivalfilosofia» (tutto attaccato e tutto minuscolo, come l’indirizzo del sito: da visitare, previo «www» e accluso «punto it» ovviamente) non minaccia di cadere in monotonie. Della condizione umana la tre giorni modenese metterà in luce - con potenti, spettacolari riflettori - le sfaccettature più diverse. All’uomo - sapiens, faber, oeconomicus, politikòn, selvaticus, ludens - toglierà tutte le maschere. Spingendosi, in fatto di teatralità, molto oltre le modeste ammissioni del commediografo Terenzio: il quale «Homo sum, nihil humanum mihi alienum puto» andava dicendo, con sfoggio di timida vena filosofica.
L’umana commedia festivaliera promette, in questa fine estate, di avventurarsi molto più in là. Fino ai superuomini e (quel coup de théâtre!) alle donne: le progenitrici, le mitiche, le divine, cioè Eva, Penelope e Pàrvati di cui racconteranno la poetessa pensante Roberta De Monticelli, la grecista Eva Cantarella e l’indologo Giuliano Boccali. Fino agli extraterrestri e ai marziani: rappresentati per l’occasione da Carlo Rambaldi, il papà di Alien e di Et. Fino alla comunità post human e all’intelligenza artificiale: di cui ragioneranno i sociologi, i politologi, gli antropologi, come dire Carlo Galli, Domenico De Masi, Franco La Cecla. O, con spericolata inversione di marcia, fino alla regressione infantile: coltivata come l’eterno sogno di diventare un bambino con il Pinocchio riletto da Mimmo Paladino. E bestiale: paventata nei bestiari fantastici del Cinquecento cui si ispirano gli acquerelli di Giuliano della Casa, o auspicata come fonte di modelli per la democrazia e per la scienza dal sociologo Bruno Latour.
Tra bestie, burattini e alieni, il pubblico non corre però il rischio di sentirsi alienato, sbertucciato o preso per il naso. Gli spettatori del festival - ovvero i partecipanti, o meglio i protagonisti - più smarriti potranno in qualsiasi momento attaccarsi al serpentone che, attorcigliato nel Cortile del Melograno di Modena, si svolgerà su tutto l’arco della manifestazione con variopinta, immaginifica sinuosità. È vero che si presenta «Senza capo né coda», ma anche con un titolo così contorto e biforcuto, non mancherà di sedurre tutti quelli che con un disegnino, un’illustrazione, una vignetta in tema di umanitarismo e fratellanza, vogliano prendere parte al gioco del Tentatore.
Tra le sue spire e nel turbine della festa, tuttavia, a conforto dei teoretici duri e dei puri di cuore, spiccheranno saldi e immobili i professoroni: i filosofi autentici che, con la seriosa compunzione del magister, terranno - in piazza come ex cathedra - le loro lectiones. Per fare solo alcuni nomi, in ordine sparso, sfileranno Etienne Balibar, Tzvetan Todorov, Edoardo Boncinelli, Emanuele Severino, Salvatore Veca, Giacomo Marramao, Franco Volpi, Pier Aldo Rovatti, Roberto Esposito, Umberto Galimberti... Sono dal primo all’ultimo intellettuali di chiara fama, facce note e quasi tutte già viste dalle parti di Modena negli anni scorsi. Per non confondersi nella folla, o tra gli attori della filosofica comédie humaine, non occorrerà nemmeno che si travestano da pensatori: niente peplo, tunica, barba, baffi e naso finto. Non servono neanche gli occhiali da sole.