Tre giorni di sole, mare e anarchia

Domani nelle sale romane il film dedicato con Enrico Lo Verso ispirato a un fatto di cronaca accaduto nel 1943 in Sicilia

Vito Zagarrio, regista, docente di cinema al Dams di Roma Tre e al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha presentato il suo ultimo film, Tre giorni d’anarchia con Enrico Lo Verso: «È la storia di una piccola utopia - spiega Zagarrio - che prende spunto da fatti e personaggi realmente esistiti e affonda nella memoria dell’Italia».
Il film racconta la storia di un paesino siciliano nei giorni tra lo sbarco degli americani e l’entrata dei liberatori nel paese. «In questi tre giorni - continua Zagarrio - il borgo vive un irripetibile momento di felicità, di libertà, di fantasia. Non ci sono più i fascisti e non ci sono ancora gli americani, e in questo vuoto di potere c’è lo spazio per un’«anarchia» nel senso più positivo del termine: nel senso di una liberazione del paese ma anche delle cose e delle persone, di un territorio tutto da costruire, che lascia spazio all’immaginazione, alla liberazione individuale e collettiva, persino alla libertà sessuale».
In realtà il film ha visto la luce nel 2004, ma a causa di mancanza di fondi viene distribuito solo ora. Zagarrio però, insieme alla produzione del film, non si è arreso e ha portato Tre giorni d’anarchia in giro per il mondo, a festival e rassegne: «Il fatto che il film non sia uscito in Italia - conferma il regista - ha rappresentato all’inizio una grande pecca. A quel punto ci siamo trovati a costruire un percorso all’estero prima che in Italia».
Una scelta che sembra aver dato ottimi risultati, visto che la pellicola ha avuto un notevole successo: «A Tokio abbiamo avuto un bagno di folla, molti hanno paragonato il film a Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore. Anche in India è andato molto bene. Ciò dimostra che ormai il cinema non è soltanto quello che esce in sala, ma esistono anche percorsi alternativi e sommersi».
«Girare questo film ha significato per me fare i conti con la mia infanzia, con la storia della mia famiglia - dice Zagarrio -. È un film sulle mie radici, mio padre ha vissuto quelle giornate. In realtà pensavo anche all’oggi, alle utopie del nostro tempo. Ma la pellicola non vuole documentare, la storia può essere paragonata a una favola, una metafora di utopie e sogni. A volte si sogna di cambiare le cose, poi però esistono le debolezze umane».