Tre idee per Blade Runner Ecco i progetti di Scott per rinnovare la leggenda

No, Ridley, non lo fare. Non rimettere mano a Blade Runner, il film capace di ossessionare intere generazioni di appassionati di fantascienza. Non si può migliorare la perfezione, e Blade Runner è perfetto. Se così non fosse, la Visual Effects Society non lo avrebbe messo al secondo posto nella classifica delle pellicole che hanno segnato in modo indelebile l’immaginario collettivo (dopo Star Wars ma prima di 2011. Odissea nello spazio) grazie alla invenzione di una decadente Los Angeles del 2019. Se così non fosse, non sarebbe stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Se così non fosse, soprattutto, una legione di fan non avrebbe imparato a memoria intere sequenze della pellicola interrogandosi senza sosta sul vero significato del capolavoro uscito nelle sale nel 1982 (versione rinnegata da Scott), in home video una prima volta nel 1992 (director’s cut) con differenze sostanziali e una seconda nel 2007 (final cut, leggermente ampliata rispetto alla precedente).
Il fascino di Blade Runner, bellezza delle immagini a parte, è nel rovello del protagonista, uno strepitoso Harrison Ford. Deckard, spietato detective incaricato di ritirare gli androidi ribelli guidati da Roy Batty (un altrettanto strepitoso Rutger Hauer), è afflitto da un dubbio, «nascosto» nella versione per le sale ma evidente nel director’s cut del 1992: essere egli stesso un replicante inconsapevole della sua natura di macchina. Il film non risolve la questione e lascia libero lo spettatore di decidere il significato dell’intera storia. Infatti, se Deckard non è umano cambia tutto. Soprattutto il finale in cui Harrison Ford viene salvato, anzi: graziato, da un morente Rutger Hauer all’apparenza più umano degli umani nel momento della fine. Celeberrime le ultime parole di Batty: «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire».
Sarebbe meglio non toccare più Blade Runner. Ma come annunciato qualche giorno fa, Ridley Scott rimetterà mano al suo film più amato, utilizzando il 3D come già fatto per Alien di cui si attende il prequel Prometheus, ormai imminente. Prequel? Sequel? Una sceneggiatura «col Dna» di Blade Runner ma slegato dal «capostipite» nella trama e nei personaggi? Speriamo sia la terza ipotesi, anche se per ora i progetti sul tavolo del regista potrebbero essere i seguenti, già furiosamente dibattuti in rete.
Prima ipotesi: perché lasciare che i ricordi straordinari di Roy Batty vadano perduti come lacrime nella pioggia? Si potrebbero raccontare le battaglie degli androidi al largo dei bastioni di Orione. Finalmente anche noi spettatori vedremo come balenano nel buio i raggi B vicino alle porte di Tannhäuser. Qualcuno ci ha già provato. Soldier (1998) con Kurt Russell era ambientato nell’universo di Blade Runner, e come quest’ultimo era ispirato alle opere dello scrittore Philip Dick. Risultato? Flop al botteghino e risate in sala causa sceneggiatura demenziale.
Seconda ipotesi, purtroppo la più probabile, perché ne ha parlato in passato Ridley Scott stesso. Il nuovo Blade Runner potrebbe raccontare le origini di Deckard, replicante di nuova generazione creato dalla Tyrrell Corporation, industria biotecnologica con aspirazioni totalitarie. Una bestemmia in chiesa per i fanatici: l’enigma centrale viene risolto. Del resto, il regista nel 2007 aveva detto a chiare lettere che Deckard non era umano; smentito però da Harrison Ford, certo invece che la sceneggiatura indicasse il contrario (lo ha ripetuto anche qualche giorno fa al festival di Locarno).
La terza ipotesi, la più misteriosa, ricalca invece quanto fatto per Alien: un prequel che, al di là dell’atmosfera simile, rivela i legami con il film-madre «solo negli ultimi due minuti» (così sostiene Ridley Scott). E quindi, in sostanza, una pellicola a se stante. Questa è l’opzione preferita dai produttori: «Qualsiasi cosa faccia Scott come regista – ha dichiarato Andrew Kosove – credo abbia colto l’opportunità di creare qualcosa che sia totalmente originale rispetto al primo Blade Runner. Questa sarà una totale reinvenzione e ho l’idea che questo voglia dire fare tutto nuovo». Una cosa è certa: Harrison Ford non farà parte del cast. La star ha reagito con senso dell’umorismo: «Vorranno sangue giovane». Presumibilmente non ci sarà neppure Rutger Hauer. Impossibile per entrambi ripetere le interpretazioni fornite nell’originale.
A noi fan non resta che incrociare le dita fino al 2013-2014.