In tre libri le denunce scomode contestate dagli accademici

«La verità mi fa male lo so», cantava Caterina Caselli. Le verità scomode di Giampaolo Pansa continuano a mettere in subbuglio il mondo della storiografia italiana «di rito antico e accettato», vale a dire quella di sinistra, autentica massoneria che si ritiene la sola autorizzata a celebrare i rituali della Resistenza. Dopo l’aggressione da parte di estremisti di sinistra a Pansa che lunedì scorso ha presentato il suo ultimo libro La Grande Bugia (Sperling&Kupfer) a Reggio Emilia, la polemica è continuata sulle pagine dei quotidiani. Pansa è ormai da tempo la bestia nera degli accademici e degli storici antifascisti «in servizio permanente effettivo», fin da quando con Il sangue dei vinti ha rivelato le atrocità compiute dai partigiani comunisti dopo il 25 aprile 1945. Al grande successo editoriale ha fatto seguito Sconosciuto 1945 con le testimonianze dei figli delle vittime. Il libro contestato conclude la trilogia.