Tre melarance da assaggiare a tutti i costi

C'è un'opera che ogni appassionato di teatro musicale dovrebbe custodire gelosamente nella propria videoteca; e anche chi magari la lirica non la segue, ma che ama il racconto fantastico, il cinema e gli spettacoli brillanti e dinamici. «L'amour des trois Oranges», capolavoro di Prokofiev dalla fiaba di Gozzi - in debutto assoluto (ed è del 1921!) a Genova domani sera e dedicato alla memoria del Maestro Emanuele Luzzati - promette proprio questo: ritmo serrato, rapidità di immagini in continua trasformazione, in un flusso drammatico teatrale sì, ma che ha del cinematografico, davvero, uniti ad una musica geniale, dalla magistrale preziosità timbrica e delicata espressività, il tutto immerso in un clima di fantasia, di fiaba, dominato dall'inverosimile.
«Una delle opere cardine del XX secolo - ha detto Michail Jurowski, sul podio coadiuvato dal figlio Dimitri, che dirigerà la recita dell'8 febbraio - con un linguaggio tutto suo, sia dal punto di vista della simbologia che da quello musicale, immersa nel sole e nell'ottimismo; vi invito a notare che momenti di splendido lirismo emergono nell'incontro del Principe con Ninette, una vera isola di sentimento dentro un'opera che sembra infarcita di tutt'altro, con la sua frenesia e la sua caricata gestualità. Un capolavoro assoluto, in cui si incontrano il pensiero contemporaneo a Prokofiev e la tradizione culturale della Commedia dell'Arte, in cui l'autore mette in ridicolo l'entourage intellettuale della Russia post rivoluzionaria cercando di osservare con gli occhi di Gozzi e toccando in effetti temi sempre attuali, in ogni società e in ogni tempo».
Da vedere, quindi, e da sentire, naturalmente. Con le orecchie bene aperte. Perché questa è musica che parla in continuazione, che con il pennello dipinge i personaggi sul palco - vere e proprie maschere con le loro esagerazioni e schemi fissi - che li introduce, li denuda, se così si può dire, con spietata ed ironica lucidità, non lasciando mai nulla di banale o di superfluo, seguendo instancabile l'azione drammatica così repentina e sorprendente.
Lo spettacolo di domani è allestito dalla Komische Oper di Berlino (non però in tedesco, ma in francese, che è poi la versione originale), è del 1997 e in queste vesti l'opera debutta addirittura in Italia, non soltanto nella nostra città; regia di Andreas Homoki, cast pressoché immutato dalla produzione berlinese, coro e orchestra del Carlo Felice.
«Un ultimo appunto - continua il maestro - questa non è un'opera in cui lavorano solo i personaggi principali, qui c'è un altro grande protagonista, che è il coro, e non parlo solo della parte musicale, che per altro è molto complessa da eseguire; i coristi partecipano alla storia, hanno un ruolo drammatico di prim'ordine, insomma, attori a tutti gli effetti». In fondo è proprio una parte del coro, quasi deus ex machina, che salva la principessa dalla morte portandole sul palco l'acqua così disperatamente richiesta.
Insomma, non se ne vedono tante, di opere del genere. Innovazione e originalità, a partire dai frutti…viene da chiedersi se proprio Prokofiev non sia un anticipatore anche di queste manovre biologiche un poco strane che ci fanno trovare sul banco del mercato gli innesti più curiosi, con pescocche e via dicendo, dal sapore alquanto ibrido…per lo meno per togliersi lo sfizio, queste melarance vanno assaggiate.