In tre mesi morti 11 clochard nelle strade di Roma

Undici clochard morti a Roma in appena tre mesi: tanti ne hanno contati dal 24 ottobre al 31 dicembre dell’anno appena passato i volontari della comunità di Sant’Egidio. Cifra che la dice lunga sulla reale capacità d’accoglienza di una città che si dice «moderna metropoli». Basta fare un giro per le strade della Capitale, senza allungarsi fin nelle periferie, ma semplicemente camminando a sera per le vie e i vicoli del centro, sotto il Pantheon, ai piedi del Colosseo, negli «anfratti» di fortuna ricavati tra marciapiedi e vetrine dei negozi, per rendersi conto che esiste un’altra faccia di Roma. Quella dei senzatetto e dei desperados che, oggi, tocca quota settemila. Sono i senza fissa dimora censiti da Sant’Egidio che, ieri, ha reso noti i dati tracciando un profilo della povertà nello Stivale. Duemila dormono per strada, tremila sono ospiti nei centri di accoglienza notturni del Comune e delle associazioni di volontariato, gli altri si arrangiano dove capita, in baracche, lungo gli argini del Tevere o nascosti nei canneti di campagna. Il 24 ottobre scorso in una discarica alla periferia Est emerge il cadavere di un barbone. Il 5 novembre un polacco viene ucciso nella pineta di Ostia. Poi, tra gli undici, si ricordano i due trovati morti il 23 novembre a via Gallia e a piazza Castelli Romani e il senzatetto scoperto senza vita alla stazione Trastevere tre giorni dopo il Natale. L’ultima morte del 2006 di un senza fissa chiude l’anno il 31 dicembre a Trastevere, quando sotto una pensilina della stazione viene trovato senza vita un cinquantenne austriaco.
Quelli di Sant’Egidio portano pasti e coperte in 70 punti diversi della città ogni notte, un tour della speranza a cui si sommano i pasti e l’assistenza erogata ogni giorno al centro di via Dandolo dove, dall’89 al 2006, sono passati ben 136.242 stranieri e 12.604 italiani. Proprio questi ultimi sono i più «assidui». C’è addirittura chi ne usufruisce da 18 anni: «La povertà per gli italiani è più cronica - afferma il portavoce della comunità Mario Marazziti - mentre per gli immigrati è un momento dal quale poi escono». Nel 2006 sono entrati a mensa 363 italiani e 4.940 stranieri. Dall’89 il 27,3 per cento degli utenti è stata di nazionalità rumena, il 9,9 ucraina, l’8,4 italiana, il 7 ecuadoregna. Nel 2006, il 30,6 per cento è stata di nazionalità romena, il 19,6 afghana, il 7,1 polacca, il 5,9 italiana. Usufruiscono del centro «genti di pace», invece, (dati del 2006), per il 17,8 per cento i bengalesi, per il 15,8 per cento gli ucraini, per il 9,8 per cento i rumeni e per l’8,8 per cento i kosovari. Nel ’96, invece, la fotografia era decisamente diversa: il 34,8 per cento era romeno, l’8,2 per cento polacco, il 6,6 per cento peruviano, il 4,4 per cento bosniaco. Ad avere voglia di imparare l’italiano nella scuola «Louis Massignon» (dato del 2005), sul totale dei frequentanti, il 18,7 per cento è di nazionalità polacca, il 16,1 per cento ucraina, il 12,4 per cento rumena, il 10,6 per cento peruviana, il 5 per cento filippina.