Tre nodi per il nucleare: consenso, controllo, soldi

da Milano

Se si vuole rilanciare il nucleare in Italia bisognerà sciogliere almeno tre nodi: la necessità di un organo di vigilanza e coordinamento, la mancanza di informazione sul tema e l’identificazione di chi potrà investire nella costruzione di nuove centrali. Se ne è discusso ieri al convegno organizzato da Energylab e dal gruppo Italiaenergia. In questa direzione si stanno muovendo i primi passi e nello stesso governo non c’è sempre identità di vedute sull’identificazione dell’organo di vigilanza, tanto che il «pacchetto energia» contenuto nel ddl sviluppo collegato alla manovra è ancora in discussione. Come pure si sta pensando al commissariamento della Sogin, la società incaricata dello smantellamento delle vecchie centrali, per affidarle nuovi compiti. Si discute su chi e come dovrà gestire l’Agenzia, che potrebbe finire sotto la presidenza del Consiglio, ma con uomini e risorse del ministero Ambiente attraverso Ispra: «In ogni caso - sostiene Silvio Bosetti, direttore generale di Energylab - è essenziale che venga creato un organismo dotato di competenze e risorse». È cambiato inoltre il clima nell’opinione pubblica, con un 53% degli intervistati (indagine Eurisko) che si sono detti non contrari al nucleare, ma il 70% non è informato della questione.
L’ultimo nodo è: chi ci metterà i soldi? Ogni centrale da 1.000 megawatt di potenza non costerà meno di 2-2,5 miliardi di euro (e il costo della nuova centrale finlandese in costruzione sta ancora salendo). La soluzione, già adottata in Finlandia, potrebbe venire dal coinvolgimento dei grandi clienti, come cartiere e acciaierie.