Tre ore di interrogatorio, c’è l’identikit del nordafricano

AGGRESSORE Si tratta di un maghrebino alto e robusto, con una cicatrice sul volto

Ancora sconvolta per la violenza subita, la giovane boliviana non ha saputo aggiungere particolari utili per identificare il suo aguzzino. La ragazza è stata sentita ieri per circa tre ore negli uffici di via Moscova, poi i carabinieri, vista la sua agitazione, hanno deciso di sospendere l’interrogatorio che verrà ripreso oggi. Anche se già ora molti indizi rendono cautamente ottimisti gli investigatori.
La povera ragazza, 21 anni, immigrata di seconda generazione, è perfettamente inserita nel tessuto sociale milanese. Figlia di onesti lavoratori, lavora per mantenersi agli studi. Sabato sera era uscita con un amico per raggiungere altri conoscenti ai Magazzini Generali, in via Pietrasanta, laterale di via Ripamonti. Una sera in allegria, poi verso le 3 la compagnia si scioglie. Mentre il suo accompagnatore si ferma per gli ultimi saluti, lei si incammina verso la macchina. E arriva il bruto. Dovrebbe trattarsi di un nordafricano abbastanza alto e robusto e con una cicatrice sul viso. Un identikit abbastanza preciso.
Il maghrebino, vista la stazza, quando invece la vittima è piccola e minuta, non ha difficoltà a sopraffarla e buttarla come un sacco nella sua macchina. Poi la corsa fino a viale Forlanini dove in un angolo riparato avviene lo stupro. «Ho tentato più volte di fuggire, ma la mia portiera non si apriva». Un banale malfunzionamento che ha giocato a favore del bruto. La sudamericana tuttavia mantiene il sangue freddo, non reagisce allo stupro e così evita ulteriori violenze ma soprattutto abbassa la soglia di attenzione del bruto. Così quando le intima di «Non parlare con nessuno di quanto successo» lei annuisce. In cambio gli chiede di andare a prendersi qualcosa da mangiare in un chiosco, perché le è venuta una gran fame.
Lo stratagemma funziona, l’uomo si ferma all’angolo tra viale Corsica e via Lomellina e scende a prendere un panino. Lei afferra il cellulare e chiama l’amica per far intervenire i carabinieri prima che lo stupratore ritorni. Non ce la fa e così quando lo vede arrivare, abbassa il finestrino e cerca di attirare l’attenzione dei passanti. Il maghrebino se ne accorge, corre verso l’auto, ma finalmente la povera ragazza riesce ad aprire la portiera e scendere. Il violentatore balza al volante e fugge via. Arrivano i soccorsi, la boliviana viene portata alla Mangiagalli per la visita mentre le forze dell’ordine tentano una battuta in città. Purtroppo inutilmente. I carabinieri iniziano a sentire i testimoni, raccolgono indizi, mettono insieme i primi dettagli. Ma devono per forza risentire la vittima. Ieri pomeriggio la ragazza viene convocata in via Moscova. Arriva alle 17.30 ma si capisce subito che non sarà una deposizione facile. È scossa e agitata. Rimane stoicamente tre ore, poi alle 20.30 si arrende e chiede di sospendere la deposizione. Si riprenderà oggi.
Nel frattempo, con le sue prime dichiarazioni, i carabinieri stanno ricostruendo il percorso della macchina del bruto, cercando qualche telecamera che abbia ripreso modello e targa. Un lavoro lungo e difficile. Ma gli investigatori ce la stanno mettendo tutta e il violentatore questa volta non dovrebbe farla franca.