Tre piani di abiti e accessori Negli altri tre libri e cultura

«Un progetto molto esclusivo» dicono da Palazzo Marino. L’area della Galleria Vittorio Emanuele conquistata da Prada con un progetto da 120 pagine è ben più del semplice McDonald. Si tratta di sette livelli, sei piani veri e propri più l’ammezzato, per un totale di cinquemila metri quadrati. Un terra tetto di altissimo pregio, con ingressi dalla Galleria Vittorio Emanuele e da via Ugo Foscolo 3.
I dettagli del progetto sono ancora riservati, perché il contratto deve ancora essere firmato. Ma qualcosa trapela e cioè che i primi tre piani (pian terreno più altri due) saranno destinati alla vendita commerciale: show room di pelletteria, accessori, abiti. Non solo prodotti con marchio Prada ma anche di altre griffe, purché rigorosamente prodotti in Italia e di fascia alta. Un tempio del lusso e del made in Italy.
I piani superiori saranno destinati ai ristoranti esclusivi (con chef in trasferta da Parigi che proporranno i propri piatti) e alla parte culturale. Dal Comune parlano di «un progetto aggregativo aperto», con biblioteca, mediateca e un fitto calendario di convegni e dibattiti su arte, filosofia. Inoltre, sarà presenta un’area video ed eventi aperti alla tecnologia e alla multimedialità. Inoltre questo enorme edificio di Prada, almeno nelle parti destinate a lle attività culturali, rimarrà aperto fino a tardi.
Il bando elenca tra finalità e funzioni «attività di eccellenza nel campo dell’innovazione, della tecnologia e della comunicazione». Tali attività, si specifica, dovranno essere prevalenti in termini di spazi e comunque dovranno essere integrate da altre funzioni commerciali di altra tipologia del made in Italy o di marchi internaznali, da funzioni della ristorazione, culturali-aggregative e terziarie-amministrative. E ancora: «Per garantire una piena fruibilità alla cittadinanza e ai visitatori dovranno prevedere l’apertura anche serale». Limiti per la destinazione a negozio vero e proprio: «La superficie di vendita complessiva non dovrà superare la quota di 2500 metri quadrati netti» e «la funzione culturale aggregativa non dovrà essere inferiore al 20% della superficie lorda del bene».