Tre punti all’Italia, tanti applausi alle Far Öer

Una doppietta del solito Inzaghi. I dilettanti isolani riescono a segnare un gol storico e a spaventare i
campioni del mondo fra l’entusiasmo dei seimila spettatori. Preoccupante il calo fisico nel finale. Con questo successo gli azzurri si portano al secondo posto del girone di qualificazione alle spalle della Francia

Torshavn - Luci e ombre di un’Italia modesta. Le luci, abbaglianti, vengono accese da Inzaghi autore di un paio di sigilli promettenti. Riscaldano il cuore di Donadoni e dei suoi prima di un epilogo deprimente. Le ombre, invece, sono rappresentate da quel golletto concesso alle Far Oer del quale non si può certo essere fieri. Specie poi se mette l’Italia nella condizione spiacevole di trascorrere gli ultimi minuti col fiatone. E non è solo una questione di onore mondiale, no. Si tratta di altro. Evidente il cedimento finale, fisico, del gruppo degli azzurri, tra l’altro incapaci di prendere il largo con un risulato più rotondo. Che a nessuno venga in mente di considerare questo 2 a 1 con tono assolutorio. Al di là delle colpe specifiche, la difesa centrale, una tiratina d’orecchie è indispensabile. A Torshavn festeggiano con i fuochi d’artificio. L’Italia, col suo successo, è seconda dietro la Francia. Per la prima volta è dentro la fase finale dell’europeo. Se volete una consolazione, eccola.
C’è un vecchio proverbio da queste parti che recita più o meno così: «Se non ti piace il tempo, aspetta 5 minuti». Inutile illudersi, questa volta e aspettare che migliorino le condizioni climatiche. Il diluvio, accompagnato da raffiche di vento, dura per tutta la partita e mette a repentaglio oltre che la resistenza del pubblico (complimenti ai valorosi italiani arrivati da Livorno, fan’s club di Donadoni e Lucarelli e all’isolato tifoso che sfodera una bandiera di forza Italia sulla curva) anche la qualità dell’esibizione. Inutile presentare le rimostranze dei giornalisti italiani al delegato Uefa a causa della tribunetta scoperta: lor signori sono interessati al business e ai contratti delle televisioni che infatti lavorano al coperto e sono gli unici dentro lo stadiolo con 6 mila anime. Fedele alle mansioni del ct, l’Italia inaugura i primi 20 minuti non proprio da assatanata ma quasi, grazie alla vitalità di Inzaghi e alla perizia balistica di Pirlo, il più in forma e motivato del centrocampo azzurro. Il golletto italiano, maturato dopo 13 minuti, è la conferma che la magia milanista continua sull’asse Pirlo-Inzaghi. Il primo lancia col contagiri, il secondo controlla col destro in area, resiste alle brutali maniere di JR Jacobsen e col sinistro infila l’unico pertugio rimasto incustodito. Peccato che più tardi, nella stessa frazione, Del Piero e Rocchi, e poi ancora Diana, non colgano un paio di opportunità per chiudere il conto della sfida già prima dell’intervallo.
Convince poco la formula tattica scelta da Donadoni, una specie di riedizione corretta dell’Italia mondiale di Lippi, specie per la resa di alcuni esponenti arrivati a sorpresa in campo: per esempio Diana a destra, per esempio Rocchi a sinistra che, nella Lazio, gioca punta centrale. Per esempio Del Piero che esce e irrompe sulla scena a intermittenza, come un vecchio neon. Alex da suggeritore non è il massimo della vita, come si sa: il suo mestiere è un altro, seconda punta. Dietro, dove Buffon assiste inoperoso, qualche affanno viene registrato sull’argine di destra dove Oddo non è efficace nelle chiusure e poco altro. Per fortuna del ct e dell’allegra compagnia azzurra, la vena strepitosa di Inzaghi trova puntuale conferma in avvio di ripresa appena l’intesa collaudata nel frattempo Oddo-Diana, sulla destra, consente di apparecchiare un cross come si deve. In elevazione Pippo, neanche sfiorato dal difensore locale, uccella il portiere e scodella il suo sigillo azzurro numero 25 (dove ci sono Baloncieri e Altobelli). Complimenti e arrivederci al prossimo gol, carissimo superPippo nazionale nel frattempo risparmiato per la Lituania e rimpiazzato da Lucarelli, autore, per suo conto, di qualche errore davanti alla porta non proprio degno della sua fama di bomber spietato. L’ultima parte della sfida di ieri sera non deraglia dai binari consueti e detta un paio di noticine (palo colpito da Pirlo su punizione e l’esuberanza agonistica di Gattuso, ammonito dall’arbitro polacco) prima di prendere atto del cedimento della trincea azzurra dove, nel frattempo, Barzagli rimpiazza Materazzi provocando qualche contrattempo alla difesa, tradita nell’occasione fatale (gol di testa dell’armadione Rogvi Jacobsen) dal solito Oddo, incapace di fare una diagonale efficace.