Tre ragioni per dire no ai governi istituzionali

Per una volta si può anche essere d’accordo con il «ministro rosso» Paolo Ferrero: «O questo governo va avanti o si va ad elezioni». Ma potendo scegliere è meglio ascoltare Umberto Bossi che ha liquidato nel modo più convincente l’ennesima proposta di governo di «responsabilità nazionale» fatta dall’ineffabile Pier Ferdinando Casini: «Legarsi a chi sta andando a picco non serve a salvarlo, serve soltanto ad andare a picco con lui». Infatti, perché mai l’opposizione dovrebbe legare il proprio nome al disastro annunciato e puntualmente realizzato dal governo Prodi? Vale la pena allora elencare i tre buoni motivi di fondo per i quali dire no ad ogni pasticcio di governo istituzionale.
Primo: oggi la Casa delle libertà rappresenta un’alternativa all’attuale governo. Più l’esecutivo di Prodi va giù, più l’opposizione va su. Più il governo dimostra con parole, opere e omissioni che la scelta fatta da una piccola parte dell’elettorato moderato il 9 aprile 2006 è stata sbagliata e più i moderati italiani si ritrovano sulle posizioni del precedente governo Berlusconi e sulla politica fiscale di Giulio Tremonti. Il voto anticipato farebbe funzionare come non mai la democrazia dell’alternanza, il governo Prodi e il centrosinistra dei mille disastri verrebbe bocciati e l’opposizione avrebbe la nuova possibilità di governare l’Italia facendo tesoro - lo si spera fortemente - degli errori passati. Perché mai allora complicare enormemente le cose con un cosiddetto governo di «responsabilità nazionale»? L’unica vera responsabilità nazionale è quella che rispetta il principio dell’alternanza di governo, soprattutto quando questo principio dimostra nella pratica dei fatti di funzionare ben al di là delle intenzioni delle singole forze politiche e delle leggi elettorali improbabili.
Secondo: un governo istituzionale dovrebbe mettere insieme chi oggi è su fronti opposti. È vero che verrebbero messe in fuori gioco le estreme, ma è altrettanto vero che le forze radicali esistono nello schieramento di centrosinistra, mentre non sono presenti nel campo di centrodestra. Il governo immaginato da Casini, dunque, si prenderebbe la grande responsabilità politica di mutare in maniera decisiva il panorama politico-parlamentare snaturando l’attuale centrodestra con l’esclusione della Lega e creando nel laboratorio parlamentare degli schieramenti artificiali che - cosa gravissima e pericolosa - non rispecchierebbero la geografia politica del Paese. La toppa di Casini sarebbe di gran lunga peggiore del buco di Prodi. Altro che responsabilità, si tratterebbe di un governo di «irresponsabilità nazionale».
Terzo: un serio governo istituzionale può essere proposto solo e soltanto da chi detiene nei fatti la leadership dell’opposizione: Silvio Berlusconi. Ogni altro tentativo è solo un modo goffo e pinocchiesco per fare una cosa e volerne raggiungere un’altra: la fine del berlusconismo. Si rassicuri Pier Ferdinando, la fine di questo ciclo verrà, ma è bene che, per il bene del Paese e della democrazia, avvenga solo per la via naturale e maestra della libera lotta politica ed elettorale, senza il ricorso alle tristi manovre di palazzo.