Tre regole per bere bene il whisky

Scende il gelo e allora può venir voglia di whisky. Quale però? Evitare gli intrugli alcolici senza significato. Secondo consiglio: non sorseggiare un whisky da un "bicchierino" tipo quelli soprammobile ereditati malvolentieri e non, come si dovrebbe, da una coppa, snifter o bicchiere a tulipano, sarebbe elettrizzante come bere un rosso pregiato in una scodella da latte. Terzo perché ci sono alcuni whisky che sanno superare benissimo lo stereotipo della sola meditazione, accompagnandosi bene alle pietanze di un pasto intero.
Una lezione, questa, che abbiamo appreso in occasione del restyling della nuova linea Extra matured di Glenmorangie, www.glenmorangie.com, eccellenti single malt scotch whisky - e cioè scozzesi e ricavati da un'unica qualità di malto - di proprietà del gruppo francese Lvmh (Moët Hennessy Louis Vuitton) ma prodotti da 165 anni a Tain, nelle Highland non lontane da Lochness.
Mostruosi, in effetti, i connotati esibiti da questo poker di scotch trasformati dall'orzo e dall'acqua pura delle sorgenti di Tarlogie, distillati negli alambicchi pot still più alti di Scozia e invecchiati nelle botti di quercia bianca americana, precedentemente utilizzate per invecchiare il bourbon. C'è allora l'Original, 10 anni nel legno e fuori una santabarbara che deflagra al naso con rose e menta e in bocca alla vaniglia (con l'aggiunta di un goccio d'acqua). E poi gli incredibili Lasanta, Quinta Ruban e Nectar d'Or, 3 selezioni di 3 single malt che, dopo il primo decennio, invecchiano per altri 2 anni in fusti che hanno prima ospitato, rispettivamente, sherry spagnolo, porto e sauternes. Un trio che i più curiosi vorranno abbinare al cibo. Noi l'abbiamo fatto con le ricette di Hidekazu Shinohara, chef dello Zero Magenta, insegna d'autore giapponese ma non solo in centro a Milano. Scoprendo, per dire, che un sorso di Quinta Ruban duetta benissimo con un carpaccio di filetto di angus.