Tre regole per togliere i regali agli «amici»

(...) Ici, Tarsu e addizionali varie sono «fuori mercato» comunque. Non serve dire che di solito al Sud si paga meno, perché la media del Nord ferma in ogni caso a 625 euro il livello di tributi a testa, il 25 per cento meno che in Liguria. Imposizioni dovute alla pressione fiscale del governo centrale, ma anche dalla scelta delle singole città (e Genova guida la classifica) di applicare le aliquote più alte ogni volta che hanno un margine di scelta. Ma se la Liguria ha il record delle tasse comunali, certo non è seconda ad altre regioni in tema di consulenze. Un cruccio per Matteo Rosso, consigliere regionale di Forza Italia e dirigente organizzativo del partito. Lui che spulcia ogni delibera di giunta con cura maniacale (e riferisce ogni settimana ai lettori del Giornale), ha deciso di aggiungere alla critica una fase decisamente più propositiva. Per togliere ogni alibi al governatore Claudio Burlando e alla sua giunta. Ottenendo la sottoscrizione di tutti i colleghi consiglieri, ha infatti preparato una proposta di legge per modificare il metodo di assegnazione delle consulenze. Un testo elaborato da uno specialista, dall’avvocato Silvio Boccalatte, giovane ma già noto autore di testi di diritto, che ha collaborato con Rosso «perché ancora convinto di poter migliorare la politica».
Tre in particolare le novità sostanziali che verrebbero introdotte qualora il centrosinistra accettasse di imporsi dei limiti: dimostrazione che la consulenza è necessaria, controlli più rigidi anche al di sotto dei centomila euro a incarico, bando di gara pubblico. Tre mosse per dare scacco matto alle elargizioni e agli affidamenti che spesso vengono additati come esempio di spreco clientelare.
«Nell’iter burocratico che porta all’incarico o alla consulenza - spiega Matteo Rosso - è necessaria e fondamentale una relazione che dimostri come l’ente non possa fare a meno di affidarsi a un professionista esterno». Tra l’altro la proposta di legge cancella la differenza oggi esistente tra «incarichi professionali» e «incarichi di progettazione». Non è solo una questione lessicale. «Anzi, proprio con la scusa di differenze troppo soggettive si finiva per concedere alla giunta la possibilità di aggirare alcuni paletti - incalzano il capogruppo Luigi Morgillo e gli altri consiglieri azzurri -. Qui infatti sta il secondo punto. Perché nella legge oggi vigente, se gli importi per l’incarico di progettazione erano inferiori a 100mila euro dovevano seguire iter diversi a quelli per costi più contenuti. Mentre una disciplina era dettata per gli incarichi professionali solo se superiori a 100mila euro. Chiediamo di imporre regole sempre».
Infine la questione della gara pubblica. «Se l’incarico serve a una reale necessità e non a dare soldi agli amici - conclude Matteo Rosso - si può fare una gara tra professionisti. Pubblicizzare sui media, sul sito ufficiale della Regione e attraverso gli ordini professionali il tipo di incarico e di prestazione richiesta. Poi basterebbe attendere le offerte pervenute e scegliere la più conveniente». Semplice, lineare. Forse troppo.