TRE RIFORME (A COSTO ZERO)

Sicurezza, prezzi, tasse... L’agenda del futuro governo è già piena di difficili impegni ma è bene ricordare che c’è una priorità dalla quale tutte le altre dipendono in modo diretto o indiretto: la crescita. Senza crescita non possono salire le entrate fiscali e con meno soldi in cassa ogni impegno oneroso (e ogni intervento «a sostegno» lo è) diventa doppiamente problematico. Purtroppo il testimone che il centrodestra riceverà dal governo Prodi non lascia margine all’allegria: tutte le fonti concordano nello stimare un 2008 a crescita zero, quindi si partirà in emergenza e senza poter spendere nulla oltre il necessario, pena esordire con il buco nei conti, in una ripetizione del 2001 che sarebbe meglio evitare.
È giocoforza quindi che le proposte e le idee debbano concentrarsi nell’area più difficile: quella dei provvedimenti a costo zero che possano avere un impatto positivo sulla crescita. Il costo zero per lo Stato spesso implica provvedimenti non indolori. Ecco alcuni esempi di riforme gratuite e «difficili».
1) La maggior parte delle attività di impresa ha periodi di calma e fasi di picco che di solito vengono coperte ricorrendo a lavoro precario o irregolare. Si potrebbe prevedere una parziale flessibilità di ore e giorni da parte dei lavoratori «stabili», consentendo con ragionevoli preavvisi che una parte delle ore annuali dovute possano essere espletate nei periodi più attivi, compensate da riposi più lunghi nei momenti più tranquilli. Una flessibilità di questo tipo consentirebbe di assumere più persone a tempo indeterminato e migliorerebbe la nostra capacità di attrarre imprese estere, usualmente spaventate dalle nostre rigidità.
2) Similarmente si potrebbe riprendere in considerazione la possibilità libera per negozi e magazzini di aprire la domenica: le resistenze sono tante e ben motivate ma d’altra parte ci sarebbe quasi certamente un immediato aumento del Pil, insieme alla possibilità per molti cittadini di gestire meglio il proprio tempo. Il piccolo negoziante ne può essere penalizzato, ma si possono sempre studiare compensativi.
3) La leva fiscale poi si potrebbe utilizzare per detassare totalmente alcune attività solo minimamente presenti sul territorio nazionale: calo di gettito nullo, in quanto si sta parlando di attività al momento non esistenti, ma ogni nuova impresa porta occupati che consumano e pagano le tasse con beneficio per crescita e conti. L’Europa protesterà, ma vale la pena provarci.
Ogni provvedimento «gratis» ha pro e contro, ma una cosa è certa: i tesoretti ormai sono stati sprecati e senza crescita tutto sarà più difficile, per tutti. Bisogna essere aperti mentalmente, gli incomodi saranno compensati da un ambiente stabile e fiscalmente benevolo. Non è poco.