«Le tre scimmie» bello e suadente ma troppo lungo

da Cannes

Miscela fra Delitto per delitto di Hitchcock e Dramma della gelosia di Scola, Le tre scimmie di Nuri Bilge Ceylan è un altro capitolo della - chiamiamola così - «Vita quotidiana sul Bosforo» senza sole (o quasi). Vincitore del Gran premio della giuria e del premio per l'attore al Festival di Cannes del 2003, Ceylan sa raccontare queste vicende di varia borghesia urbana. Però ha, logicamente, un senso del ritmo orientale, dilatato. Che un piccolo politico (Ercan Kesal), battuto dal partito di Erdogan alle elezioni, uccida con l'auto uno sconosciuto; che paghi il portaborse (Yavuz Bingöl) perché vada in galera al suo posto; che, intanto, gli seduca la moglie (Hatice Aslan) e l'abbandoni, provocando la vendetta del figlio (Ahmet Rifat Sungar) di lei, richiederebbe un'ora; Ceylan ce ne mette quasi due. Se si ha pazienza, si possono contemplare ventosi paesaggi marini e mature nudità femminili, insolite per un film che viene da un Paese sempre meno secolarizzato, se vota Erdogan. Non si esclude un premio per Yavuz Bingöl.