«Tre toghe insieme? Non ci sono neanche stanze per contenerle»

Tutti fasulli i divorzi consensuali pronunciati dal tribunale di Milano? Annamaria Bernardini de Pace, grande avvocato matrimonialista, non ci sta. E invita a guardare serenamente ad una prassi «in corso da molti anni, e adottata soltanto per razionalizzare il lavoro».
Però sarebbe il codice civile a stabilire che per le sentenze di divorzio consensuale servano tre giudici.
«E infatti la sentenza viene emessa dal tribunale, cioè da tre giudici».
Ma in udienza ne viene uno solo...
«Questo non vuol dire che gli altri due non ne sappiano niente. Prima dell’udienza hanno avuto modo di leggere i documenti prodotti dai coniugi e di formarsi un parere, e tornano a riunirsi al termine delle udienze. Che poi a gestire direttamente la pratica sia solo uno di loro non è affatto strano, perché in tutti i tribunali c’è un giudice relatore, quello investito direttamente del caso, che esamina nel dettaglio il processo e indica una soluzione che quasi sempre viene seguita dagli altri magistrati. È quanto succede in Corte d’appello e in Cassazione, per esempio, sia nei processi civili che in quelli penali».
Però in Corte d’appello i magistrati stanno tutti in udienza, relatori e non relatori, dall’inizio alla fine. Non è che passano a fine giornata a firmare il verbale.
«A Milano, negli uffici della nona sezione civile, non ci sono nemmeno stanze abbastanza grandi per fare udienze alla presenza di tre giudici. Ma non cambia nulla, il collegio è formato regolarmente, poi unicamente per ragioni di praticità le varie cause vengono discusse nella stanza del relatore. In questo modo si triplica il numero di sentenze che è possibile emettere».
Converrà che è un sistema un po’ strano...
«Sono assolutamente contraria a criticare questa prassi: e poi li conosco bene i giudici della nona sezione, sono così precisi e rigorosi che non farebbero mai niente di men che regolare. Ci si lamenta dei tempi d’attesa per i divorzi. Ebbene, se non si lavorasse in questo modo le conseguenze le pagherebbero solo i cittadini, che si troverebbero ad aspettare un anno per un divorzio».
Tutto regolare, insomma, e tutto nell’interesse della speditezza?
«Assolutamente sì. Pensi solo al fatto che nelle cause di divorzio, le sentenze le scriviamo di fatto noi avvocati: mancano i cancellieri, i tempi sono quel che sono, così per fare prima noi - quando c’è l’accordo tra le parti, ovviamente - arriviamo con la sentenza già scritta. Anche questo viene fatto unicamente per rendere meno gravosi i tempi di attesa».