Tre uomini in Sicilia tra potere, politica e un guaio

Uno sbirro, un onorevole e un giornalista nel romanzo di Savatteri, vittima della «migliore tradizione» isolana

È un giallo, meglio: un poliziesco. Gli uomini che non si voltano (Sellerio, pagg. 299, euro 12) è il terzo romanzo di Gaetano Savatteri, scrittore e giornalista del Tg5. Come spesso è capitato, anche in questo caso l'autore si occupa della Sicilia. Per farlo, decide di raccontare una storia i cui protagonisti sono tre: Placido Polizi, Aurelio Tripodo e Silvestre Majorca. Hanno trascorso insieme gli anni di studio e di contestazione all'università di Palermo, anche se poi si sono persi di vista. Placido è uno «sbirro serio, bravo», «uno che si fida, un poco fesso in questo». Cade così vittima del tipico sopruso: è accusato di favoreggiamento ed è sospeso dal servizio. Completamente diverso da lui è l'onorevole Aurelio Tripodo, catapultato in politica dal padre, un riverito notabile siciliano. «Conta quanto il due di coppe a briscola», è «fragile e debole», un vigliacco schiacciato dalla personalità paterna fino ad età matura, anche perché «gli uomini che hanno padre si sentono ancora figli, malgrado essi stessi abbiano figli».
Quello di Tripodo è però un caso patologico: morto il genitore, se ne cerca uno putativo e lo ritrova in un altro pezzo grosso, tale Casesa, «ex presidente della Regione ex ministro ex deputato ex senatore ed attuale consulente politico presso la presidenza del Consiglio, per sovrintendere ai destini delle derelitte pecorelle siciliane smarrite nella città tentacolare». Silvestre Majorca è invece il meno complesso dei tre: un giornalista asservito al potere, che svolge mansioni di ufficio stampa e di consigliori del vecchio amico.
Su questi personaggi e su una dozzina di comparse che fanno da corona, l'autore costruisce una storia articolata, interrotta da alcune brevi memorie che sembrano quasi delle vere e proprie confessioni dei protagonisti. Come tutti i polizieschi, anche in questa storia di politica e potere il dramma si concentra e si sviluppa attorno alla figura più debole e perciò più romantica, quella del deputato imbelle. Sebbene a volte ci si imbatta in un certo lirismo pastoso, le pagine di Savatteri scorrono velocemente anche perché il ritmo narrativo resta sempre piuttosto intenso. Gli uomini che non si voltano non manca quindi di nulla e può senz'altro essere definito, come qualcuno ha già fatto, un «buon romanzo che parla della Sicilia e dei siciliani».
Di qui il problema, serio. Se si scorrono le opere degli ultimi anni, infatti, la produzione isolana pare ormai inchiodata ad uno strano cortocircuito in cui rischia di restare fulminata. Quando è una brillante prova di letteratura di genere - quasi sempre noir, ritenuto dai più la forma migliore per decifrare la realtà - la narrativa siciliana è piacevole, dà il meglio di sé, è da tutti incensata. Appena però è chiamata ad una «prova di maturità», fa sempre la fine del protagonista di questa storia, il timoroso onorevole Tripodo. E, a dispetto delle incoraggianti premesse, diviene fragile vittima dei soliti, ingombranti antenati.