Tre volte Pasolini con Latella

Laura Novelli

«Una trilogia che racconta il nostro incontro con l’artista Pier Paolo Pasolini e il suo Teatro, un viaggio con tre stazioni nel tentativo di conoscere l’uomo poeta, l’uomo regista, l’uomo intellettuale, l’uomo Pasolini». Così Antonio Latella, uno dei giovani registi più accreditati della nostra scena, spiega le ragioni che hanno spinto lui e i fedeli attori con cui lavora ad affrontare tre complesse opere dello scrittore friulano quali Pilade, Porcile e Bestia da stile e a trarne, tra il 2002 e il 2004, tre spettacoli di cui si è sentito parlare molto nelle stagioni e nei mesi scorsi, e che ora tornano a Roma (da oggi al Quirino nell’ambito della rassegna «Altre Scene 05»), trascinandosi dietro un corposo carico di interesse e di fascino. Sarà perché qui quel maniacale lavoro «sulla» e «dentro» la parola che Latella ha condotto rileggendo altri celebri autori come Shakespeare, Genet e Marlowe (l’intenso Edoardo II visto qualche tempo fa all’Argentina è da annoverare, secondo noi, tra le migliori produzioni di quest’anno) diventa materia primigenia di una trasposizione scenica incline a farla esplodere con tutta la sua forza rivoluzionaria e utopica.
«Nessuno più si chiede perché vivere - dice ancora il regista -, si vive e basta. Che paura! Che vuoto! In questo vuoto la parola di Pasolini torna a sgorgare nelle nostre vene, incidersi sul nostro corpo, a farci credere ancora in una possibilità. Utopia necessaria alla nostra voglia di vivere la vita dei teatranti. Viaggiatori, vettori di parole e idee da condividere con tutti quelli che hanno ancora voglia di ascoltare». Parte dunque da qui - da questo proclama di impegno e di riflessione sul senso, oggi, del dire e della poesia - il progetto di tre allestimenti pasoliniani capaci, pur nella diversità dei contenuti e del disegno registico (un oratorio nel caso di Pilade, un rito spiato dal pubblico nel caso di Porcile, una regia collettiva costruita come una messa laica nel caso di Bestia da stile) di toccare la coscienza di ognuno e di tradurre nella fisicità intrinseca della scena quanto di ancora attuale e cocente bruci tra le pagine, tutte molto autobiografiche, di Pasolini.
Non per niente, questa fisicità fatta di parole e corpi viene affidata da Latella alla concretezza espressiva di attrici e attori «obbligati» a mettere in gioco tutti loro stessi per dare credibilità e insieme sostanziale emblematicità a personaggi che in fondo semplici personaggi non sono. L’esempio di Bestia da stile (con un egregio Marco Foschi nel ruolo principale) è particolarmente significativo in tale senso.
Il testo, composto di nove episodi e due appendici e mai definitivamente concluso (venne steso tra il ’65 e il ’74 e pubblicato postumo), vive tutto nelle domande, nei dubbi, nelle confessioni che un autore - l’Autore - porge agli altri e a se stesso nell’intento di celebrare il funerale della poesia, il funerale del teatro, la morte - forse - della cultura. Il tutto scandito nel tratteggio di una polifonia interiore dove le diverse figure evocate - Jan, la sorella, la madre, il padre, il capitale, la rivoluzione, il coro - sono vere e proprie funzioni simboliche atte ad esprimere i conflitti più profondi della poetica di Pasolini. «Si tratta di una messa laica - chiarisce il regista campano -, un concerto alla luce del giorno. Teatro non teatro. In questo lavoro, ancora più che negli altri, gli attori sono chiamati ad essere parola piena, ad essere registi di loro stessi e autori dell’intera opera».
I tre spettacoli sono così programmati: Pilade, oggi e domani; Porcile, giovedì e venerdì; Bestia da stile, venerdì e sabato. Domenica 31 la trilogia verrà presentata di seguito, dalle 15.30 in poi. Informazioni ai numeri 06/6794585 - 06/6783042.

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