Tre volte re sull’anello del Nürburgring

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Alberto Ascari (Milano, 1918 – Monza, 1955), probabilmente il più grande pilota italiano insieme a Tazio Nuvolari, conquistò nella sua carriera due titoli mondiali di Formula 1, disputando 32 Gran Premi, di cui 13 vinti, con 17 podi in totale, e 14 pole positions, con 25 partenze in prima fila. Fu l’unico pilota al mondo in grado di rivaleggiare seriamente con Juan Manuel Fangio. La sua prima gara fu la Millemiglia del ’40 e la macchina che guidò una Ferrari. Nello stesso anno sposò una ragazza di Milano, dalla quale ebbe due figli: Antonio detto Tonino, in ricordo del nonno (anche lui un grande pilota) e Patrizia. Dopo la guerra, Alberto riprese a correre nel ’47. Gareggiò con la Maserati, la Lancia e la Ferrari con la quale vinse il campionato del mondo di F1 (impresa mai più ripetuta da un italiano) per ben due volte: nel ’52 e nel ’53. Pilota dalle imprese leggendarie (i tre successi nel terribile circuito del Nürburgring, il trionfo nella Millemiglia del ’54, il volo in mare nel Gran Premio di Montecarlo nel ’55), morì a Monza, il 26 maggio ’55, provando la Ferrari dell’amico Eugenio Castellotti. La morte di Ascari venne accolta come una perdita per l’intera nazione. Tre giorni dopo i funerali, la Lancia - in quel momento la scuderia di Ascari - sospese ogni attività agonistica e a luglio consegnò sei modelli D50, con motori, progetti e ricambi, alla Ferrari. Da segnalare, per gli appassionati, che qualche mese fa è uscito uno splendido volume fotografico di Cesare De Agostini, Ascari. Un mito italiano (Giorgio Nada Editore, pagg. 192, euro 39,80; per informazioni: 02.27301126 oppure www.libreriadellautomobile.it) dal quale sono tratte le immagini di questa pagina.