Trecento ciclisti in piazza: «Vogliamo strade più sicure»

Sono arrabbiati i ciclisti milanesi. Trombette e campanelli alla mano, ieri pomeriggio alle 18 si sono riuniti in più di trecento davanti a Palazzo Marino determinati a farsi sentire. «Non manifestiamo contro qualcuno - ha precisato il Presidente di Fiab Ciclobby, Eugenio Galli - ma per l’affermazione di una cultura della mobilità sostenibile».
Adolescenti e genitori con i bambini nel seggiolino delle loro biciclette, ma non solo. Rappresentanti dei comitati di quartiere, Legambiente ed Ecf (European Cyclists Federation), la lobby della bicicletta a livello europeo. Tutti insieme per solidarizzare con chi ha deciso di lasciare la macchina in garage, ma non vuole più rischiare la vita. «Faccio almeno 10.000 chilometri all’anno in sella alla mia bicicletta», racconta Dario Albano, venuto alla manifestazione con il figlio di sei anni. «Io vado in bici anche a fare la spesa», rincara Marco Montagna che di mestiere ripara le due ruote e vorrebbe che la sua Milano avesse 400 chilometri di pista ciclabile come Amsterdam». Ma la soluzione non è solo questa, ieri infatti, il presidente di Ciclobby ne ha proposte altre tre: «Vogliamo più parcheggi per i nostri mezzi, per non creare disagio ai pedoni». E ancora, «strade a 30 chilometri orari per dar vita a zone sicure ed evitare pericolosi picchi di velocità». E infine «un uso regolamentato dei marciapiedi», spazi ibridi per ciclisti e pedoni, come quelli di Piazza Lega Lombarda. Proprio questo punto è stato oggetto di una mozione presentata ieri da Maurizio Baruffi, capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino. «Abbiamo voluto dare una risposta al giro di vite contro i ciclisti da parte dei ghisa - ha precisato Baruffi - È sbagliato criminalizzare i più deboli, tocca ai mezzi più pesanti assumersi le responsabilità maggiori».
In Piazza della Scala, c’era anche qualcuno dei primi multati. Come Silvia che nonostante l’ammenda da trentasei euro, non ha rinunciato ad inforcare la bicicletta per andare alla manifestazione. «Ero in Corso Sempione vicino all’Arco della Pace quando una macchina mi ha urtata - racconta la ciclista -. Sono caduta sul marciapiede, ho rotto la bicicletta e ho rimediato una melanzana sulla gamba. Oltre il danno la beffa: io ho preso la multa e l’automobilista è andato via». Intanto il Comune sta lavorando al piano della mobilità ciclistica, un corpus di norme che dovrebbe rendere più facile la vita ai milanesi che non vogliono rinunciare a pedalare. «La sicurezza stradale - ha detto il Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmieri - richiede una piena assunzione di responsabilità da parte di chi rappresenta e opera nelle istituzioni. Per questo il tema dovrà essere posto all’ordine del giorno di una seduta congiunta delle Commissioni consiliari Sicurezza, Trasporti e Salute». Solo due mesi fa, in viale degli Abruzzi ha perso la vita un ciclista romeno. «Preferisco rischiare la multa, piuttosto della vita - ha sentenziato Daniella Villa del Comitato del quartiere -. Per questo siamo qui».