Trecento clandestini nella baraccopoli sospesa sull’acqua

Sono un miracolo dell’ingegnosità umana, realizzate con i materiali più disparati, porte, finestre, assi di legno, lamiera ondulata, cartoni, teloni e quanto altro si possa mai immaginare. Ma funzionano. Sono robuste, calde, molti hanno rivestito le pareti con lana di vetro per garantire l’isolamento, linde e decorose quanto possono essere delle baracche tirate su con mezzi di fortuna. Ingegnoso è anche il luogo scelto: gli argini di un canale sotto il livello campagna. Praticamente invisibili.
È la «Venezia dell’Est» tirata su da clandestini provenienti dall’ex impero sovietico lungo gli argini del canale che scorre a fianco del carcere minorile Beccaria, in via Calchi-Taeggi, estrema periferia Sud Ovest, una zona conosciuta come Fontanili. Circa mezzo chilometro dove vivono in perfetta armonia 300, numero solo indicativo, tra ucraini e bulgari, più qualche romeno, moldavo e albanese. Tutti cercano di campare onestamente. Come? Lavoro in nero: muratori o facchini gli uomini, pulizia e assistenza ad anziani le donne.
Qui hanno realizzato la loro piccola comunità, sfruttando al meglio l’orografia del territorio. La parte inferiore dell’argine è infatti in cemento, ideale per appoggiarvi le costruzioni, ma sopra è morbida terra, su cui si possono affondare pali e picchetti per ancorare le pareti e non farle scivolare giù. Per questo motivo si sviluppano lunghe e strette, tutte uguali: si scende lungo l’argine e si finisce in una sorta di veranda con vista sul canale, solitamente con tavolinetto e sedie per godersi la bella stagione. Da una parte il bagno, sospeso a mo’ di bevendo per scaricare direttamente sull’acqua, dall’altra cucina-soggiorno e camera da letto.
Quasi tutte poi sono dotate di «acqua corrente». Nel senso che una vicina fontanella assicura l'approvvigionamento di acqua potabile con cui riempire taniche e bidoni. Dai contenitori, sistemati sui tetti, partono le cannucce che, per caduta, alimentano lavandino, doccia e wc. Durante la giornata è infatti tutto un via vai di donne e uomini che fanno la spola utilizzando piccoli torello. Più facile la soluzione per luce, basta un generatore da 300 euro per illuminare le stanze e far funzionare il televisore e il gas, garantito dalle bombole, con cui cucinare e riscaldare gli ambienti.
Ammirevole poi la cura con cui i residenti hanno cercato di mantenere un minimo di decoro. Per agevolare la discesa, lungo l’argine ciascuno ha realizzato una vera scala, scavando il terreno dove sono state anche incastrate assi di legno ricoperte da tappeti. In nessuna «casa» poi mancano gli specchi, segno che i residenti hanno cura del loro aspetto. Infatti mai vista una baraccopoli con persone con così curate: donne profumate, bimbi lindi, uomini accuratamente sbarbati.
Del resto quasi tutti hanno un passato «normale» alle spalle. Valenti, ucraino, 39 anni, ex sergente paracadutista, ha partecipato a numerose azioni di «pace Keaton» fino a quando in Jugoslavia una mina italiana gli ha squarciato il braccio sinistro ed è stato congedato. La pensione arriverà tra sei anni, nel frattempo fa il manovale. Danza, sua concittadina, 45 anni, insegnava letteratura, ma con lo stipendio non sarebbe riuscita a mandare la figlia all’università. Ora bada agli anziani. Come l’amica Natalia, impiegata di banca, vedova con tre figli. Qualcuno invece i figli se li è portati dietro, come una graziosa signora bulgara di 32 anni: vicino a lei gioca la figlia undicenne che va regolarmente a scuola.
Le forze dell’ordine passano spesso, verificano l’identità dei residenti, si accertano siano «solo» clandestini e passano oltre. Prima ci sono i delinquenti, per i semplici irregolari c’è tempo.