Trecento muri imbrattati, presi 7 graffitari

L’83 per cento pensa che sia un fenomeno in aumento

Tempi duri per i graffitari a Milano: il Comune ha deciso un giro di vite contro i cosiddetti «writers» - i ragazzi che armati di bombolette spray riempiono di scritte e disegni i muri degli edifici - istituendo una task force di 15 vigili che ogni giorno pattugliano la città a caccia dei vandali. Inoltre, attraverso i giudici di pace, da alcuni mesi si sta portando avanti un’attività investigativa, volta a identificare gli autori dei graffiti con la loro opera. Il nucleo speciale dei vigili è attivo dal luglio scorso, e finora ha preso in flagranza di reato 7 graffitari: secondo una stima del Comune, a ognuno di loro sono riconducibili 300 muri imbrattati.
«La parola d’ordine è repressione - ha detto il vicesindaco Riccardo De Corato, intervenuto al convegno «Non scriverlo sui muri» promosso dall’Associazione Anti-graffiti -. Le pene vanno inasprite: la normativa in materia va riformata, includendo anche il carcere se necessario». Il reato di imbrattamento, regolato dall’articolo 639 del codice penale, prevede la multa da 258 a 2.582 euro e gli arresti domiciliari da 6 a 30 giorni. Dal 2002 però, diversi senatori di centrodestra, fra i quali lo stesso De Corato e il presidente dell’Associazione Antigraffiti Vittorio Pessina, hanno avanzato proposte di riforma dell’articolo in chiave repressiva. L’ultima, del luglio 2006, propone la reclusione fino a un anno, multe fino a 2.500 euro e la procedibilità d’ufficio contro i graffitari sorpresi: «I graffiti sono un vero e proprio sopruso nei confronti dei cittadini - ha affermato il senatore Giuseppe Valditara, fra i firmatari della proposta -. Lo Stato deve intervenire, altrimenti legittima la prepotenza».
Su misure così drastiche come il carcere non tutti sono d’accordo: «La reclusione sembra eccessiva se si pensa che spesso i “writers” sono minorenni - ha argomentato il sostituto procuratore Riccardo Targetti -. Le forze di polizia non sono sufficienti per dare il via ad arresti di questo tipo: più utile sarebbe costringere il vandalo a ridipingere dove ha imbrattato». Il profilo del graffitaro è quello di un giovane dai 12 ai 25 anni, ceto medio, di istruzione superiore e residente in città: elementi che per alcuni mal si conciliano con la galera e l’idea di criminale. Accanto al dibattito su proposte repressive e pene alternative, il disagio: secondo una ricerca condotta ad ottobre a livello nazionale dall’Associazione antigraffiti, il 97% dei cittadini esprime sempre più malcontento rispetto al problema dei graffiti, e l’83% pensa che il fenomeno sia in aumento. E mentre l’ex assessore e docente universitario Stefano Zecchi liquida il graffitismo anche dal punto di vista estetico - «è vandalismo. Non basta dirsi artisti per esserlo» -, per i cittadini è attivo il numero di telefono dei vigili urbani (020202) dove segnalare l'imbrattamento, mentre su www.associazionegraffiti.it si possono scaricare i moduli per sporgere querela.