Trecentomila stranieri hanno scelto Milan negli ultimi dieci anni

Una persona su otto, a Milano e provincia, è di origine straniera. In
totale, gli extracomunitari - regolari e non - sono 422mila. Il loro
numero è cresciuto costantemente negli ultimi dieci anni, per la
precisione del 236 per cento, con una media del 13,6 per cento ogni anno

Una persona su otto, a Milano e provincia, è di origine straniera. In totale, gli extracomunitari - regolari e non - sono 422mila. Il loro numero è cresciuto costantemente negli ultimi dieci anni, per la precisione del 236 per cento, con una media del 13,6 per cento ogni anno. Cifre che, tradotte, significano 300mila immigrati che, dal 1998 a oggi, hanno scelto di vivere fra il capoluogo e il suo hinterland.
Le stime sono fornite dall’undicesimo rapporto sull’immigrazione straniera redatto da Osservatorio della Provincia di Milano e Fondazione Ismu. Il quadro che emerge è quello di una città, Milano appunto, che con i Comuni limitrofi assorbe più del 50 per cento della popolazione extracomunitaria presente nella regione. E che, di conseguenza, è costretta a misurarsi con l’emergenza degli immigrati non regolari che, nonostante sgomberi e controlli, sono ancora circa 37mila nella sola metropoli. Ai quali bisogna aggiungere altri 34mila clandestini «nascosti» nei Comuni dell’hinterland.
L’etnia maggiormente rappresentata è quella dei filippini, che in città sono circa 35mila. Seguono egiziani (30mila), peruviani (19mila) e cinesi (19mila). Romeni e albanesi, invece, sono concentrati nelle cittadine della provincia. E proprio per questa vocazione multietnica, Milano non vuol sentir parlare di sé come di una città xenofoba. Neanche dopo la morte di Abdoul Guibre, il giovane di colore ucciso a sprangate in via Zuretti. Se gli immigrati sono triplicati negli ultimi dieci anni significa, insomma, che il capoluogo «non è razzista». A parlare è il capogruupo della Lega Nord in Regione, Davide Boni. Che continua: «Se così fosse nessun cittadino straniero, chiaramente regolare, avrebbe mai potuto vivere in questa città e cogliere tutte le opportunità che il capoluogo lombardo sa offrire a chi ha voglia di integrarsi non solo a parole, ma lavorando seriamente, senza pretendere di imporre un proprio stile di vita, ma accettando di rispettare le normative vigenti in questo Paese».
Non è un caso che a Milano quattro immigrati su dieci abbiano un lavoro fisso, mentre il tasso di disoccupazione è fermo al 5,7 per cento. A questa relativa stabilità occupazionale si associa un incremento della qualità della vita. Sono sempre di più, infatti, gli extracomunitari che abitano in case di proprietà. In dieci anni, gli immobili acquistati da stranieri sono aumentati del 19 per cento, passando da 2 per cento del 1997 al 21 per cento del 2007. Ciò non toglie, precisa Boni «che vi siano ancora migliaia di irregolari», e che il loro numero tenda a salire. «Per questo - conclude - dobbiamo fare in modo di identificare i clandestini e provvedere alla loro espulsione, così come previsto dalla legge».